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Sto scoprendo videoclip che m’erano prima d’ora sconosciuti. Guardo quello, pur primitivo, di Walk in the Shadows: sul palco tutto è perfetto, i chitarristi che coabitano/rivaleggiano, affiancando carismaticamente i loro peni o scambiandosi le postazioni, circondatiabbacinati da cerchi di luce mai domi, il batterista che indubbiamente sa il fatto suo dopo anni di gloriosa miniera vissuta intensamente. E poi che bello vedere dietro le barriere dei signori convintissimi, difficilmente contenibili, che già nell’86 — quando, diciamocelo, mezzo forum doveva ancora nascere — avevano capito tutto. Il semplice bianco e nero di Another Rainy Night mi ammalia, il fatto che nostalgicamente si intravedano, solo di sfuggita, parti della ragazza, probabilmente ancora viva, le porte grandissime e inoltrepassate… e il Tate del 1990 è semplicemente IL bonazzo inarrivabile (mentre Schillaci metteva a segno reti irripetibili, Bruno “cipiglio fiero di Hickersberger” Pizzul aveva orgasmi multipli invocando in mondovisione le uscite inutili di uno sconsiderato Zenga). Perché non conosco a menadito i cartoni animati giapponesi? Eppure fanno parte della mia natura, è strano che da piccolo, dopo Goldrake, non mi ci sia mai dedicato con convinzione, si vede che preferivo lottare assiduamente nei giardini o nascondermi con le mie stupide poesie, simili a rutti di provincia dimenticati. Il pathos di Screaming in Digital è qualcosa di insostenibile, dopo un minuto e mezzo già volevo chiudere Windows Media Player per aprire sul browser solitari casuali, o finestre inconsulte a base di niubbomargheritine e altri contenuti tranquillizzanti.
  
 
   







Greenwich
no, ti volevo dire che è uscito il nuovo video di Hilary Duff e quello di Avril Lavigne, stiamo messi bene vai.
Per la cronaca, io Holly e Benji lo conosco a memoria, dalla prima puntata all’ultima (quando vince il mondiale).