Gian Maria Volonté e la scissione psicotica del potere
«Ma come faceva Gian Maria Volonté, nei panni di capo dell’ufficio politico della Polizia, a essere uguale uguale al commissario Calabresi ammazzato dall’Estrema nel ‘72? Come faceva, essendo il film girato nel ‘69 e addirittura prima delle bomba di Piazza Fontana? Se c’è un mistero nel capolavoro di Elio Petri (Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto), è questo. [...] Dentro gli uffici dal design futurista della Questura, si muove una fauna di funzionari grandi e piccoli tardoborbonici, ciascuno con il suo dialetto. [...] C’è anche Florinda Bolkan, che dà alla situazione un tocco di radical chic. Ma il grande protagonista è lui, il dottor kafkianamente Innominato (pensate che nella sceneggiatura originale è chiamato solamente “l’Assassino”) interpretato da Volontè. Parla un misto di siciliano e piemontese, delira teoremi giuridico-morali: vuole dimostrare che, dalla sua posizione, se vuole, può uccidere senza neanche esserne minimamente sospettato.
Il teorema è in parte dimostrato, in un finale che però ha molto dell’onirico. Parodisticamente, i capi PS, votati al “queta non movere”, gli impongono di “confessare la sua innocenza”. Veramente geniale, e chissà se lo vedessero i no global del G8 di Genova. Perché, come dice Volontè: “Che differenza passa tra una rapina in una banca e l’insubordinazione organizzata, legalizzata? Nessuna, entrambe le azioni tendono a sovvertire l’ordine costituito… Noi invece siamo a guardia della Legge, che vogliamo immutabbbile, scolpita nel tempo. Il popolo è minorenne, la città malata. Ad altri il compito di educare, a noi quello di REPRIMERE! LA REPRESSIONE È IL NOSTRO VACCINO. REPRESSIONE E CIVILTÀ!” “Bravo, dottore!” “Con modestia, con modestia, al lavoro!”». Flavio da Legnano.
  
 
   







loska
Quel monologo, il discorso ai poliziotti dopo la sua nomina, è eccezionale… Tutto il testo, dalla prima all’ultima parola
giornalettismo
eccolo
http://youtube.com/watch?v=_udASYXP898