Tuscolana’s reality sciò
(Ecco cosa scrivevo — inopinatamente — quando, molti anni or sono, abitavo la via lunga, brulla e costellata dai negozi più inutili e tendenziosi…).
Vagavo nella strada, contenitore enorme e incompreso, quando improvvisamente mi accorsi dei miei vicini.
Sparpagliati, semisconosciuti, non rispettavano la lunga fila naturale, formatasi spontaneamente.
Cominiciai a contarli, pensoso, fino a giungere a un’energica, scarmigliata signora, che brandiva vistosamente la busta della spesa come oggetto particolarmente significativo.
Mi avvicinai, con un certo tatto.
Le chiesi se era affezionata a quell’artefatto, in parte inconoscibile, al quale improvvisamente si attribuiva così tanta importanza, ma rispose snocciolando un campionario di frasi da casalinghe d’altri tempi, ancora poco allenate dalle televendite.
Non riuscivo a interagire, e così ripresi a scrutare i nuovi arrivi alla ricerca di qualche faccia più interessante da interrogare nella nebbia.
All’improvviso, il vigile, prima tranquillamente grigioincastonato, si mise sul piedistallo di sua spontanea iniziativa, per poi fischiare in tutte le direzioni, svettando perfino sui suoi simili, oscurati da nubi minacciose.
Le macchine, già disturbate dall’ininterrotta fila indiana, solo a tratti investivano, infastidivano.
Cominciarono a impazzire, entrando nei negozi i bambini aperti si divertivano a fare esplodere gli airbagsss. I genitori fuori incazzatissimi dentro con i vigili, inviperiti tra la fauna.
Alcuni brandivano delle chiavi inglesi accecanti — spadoni pericolosamente luccicanti.
Altri ancora, primordiali, avevano già infilzato alcune vite con il cacciavite (appunto…), naturalmente acuminato.
I vigili, veri o presunti.
Già molti avevano comunque seguito l’esempio del primo, autoproclamandosi star urbane. Vigilavano le proprie mogli — dal passato invero non irreprensibile — che erano fuoriuscite dalla fila perché sedotte da taluni pornodivi televisivi, custoditi comodamente nella pelliccia, quelli moderni discutibili.
Intanto, i vicini s’erano fusi con i passanti, confusi tra festeggianti ebbri, imbevuti di sangue… e alcuni di essi, rimbalzando a casa, lo facevano — più o meno inconsapevolmente — proprio nelle comode ville dei vicini sperduti, benché l’insistente ripetizione del termine vicini fosse voluta.
I vicini veri, brutalizzati, a tratti banalizzati, si facevano condurre da vigili fidati.
Già conosciuti in precedenza, questi però li depositavano misteriosamente oltre lo spaventoso raccordo, immettendone alcune copie in libertà, e da qui nessuno rincasava più, effettivamente.
Un vicino di casa biondo, intrappolato per anni sul pianerottolo, prese allora a correre all’infinito, fino a essere stroncato dalle incerte condizioni meteorologiche, disturbato dalla criminalità dilagante, o da un altro evento casuale che ora non sto qui a.
Altri furono derubati e uccisi dai controvigili, che da tempo seguivano i malvisti colleghi — considerati ingiustamente dei privilegiati — per vendicarsi.
Da secoli costoro stavano appostati sulla Tuscolana invisibile, nelle zone scellerate da dove avrebbero potuto ripartire indisturbati.
Io, da parte mia, mi recai spontaneamente nell’allora ridente San Lorenzo, dove c’era più gente solare che suonava, che tastava tra i fiori, apparentemente ridanciana, lampadata…
E molti mi scagliavano contro i volantini, in faccia, con livore.
Non perché fossero davvero ricompensati per farlo, ma solo per rendere più colorate le successive scene di violenza.
E i marciapiedi ancora una volta incomprensibili scie.
  

 
   







mei
… Ma lei, l’aranciata, l’aveva pagata…?
Alice
Senti qua.
Ora sogno, eccome.
L’altra mattina mi sono svegliata terrorizzata: mio fratello aveva buttato giù dal balcone i miei scoiattoli.
Madre e figlio morti. Solo il padre si è salvato.
Sogno orribile.
Sono stata male tutto il giorno.
Adoro i miei scoiattoli.
Bravo, fai bene a non sognare…
Leftorium
E’ stato un tragico tamponamento a catena casalingo. Non c’è un modo per tenere la barba di tre-quattro giorni. A parte radersi una volta ogni tre-quattro giorni.
Left
Ti prego, devi dirmi come si chiamava il gioco dello screenshot. Da piccolo ci giocai per un pò senza successo ed è un pezzo che cerco di ricordarne il titolo
ABS
Eheh, si tratta di Weird Dreams, qui in versione Amiga.
Left
Trovato, grazie. Da piccolo non ero mai andato oltre la bambina col pallone.