Il colore Host

Musica | defecAutore: | April 6th | Un sostenitore di Mastella

Paradise Lost
Seth Siro Anton — ballet figure 4

«[...] In realtà il disco è stato un autentico flop commerciale, molte delle colpe vanno destinate alla casa discografica che non ha saputo collocare l’opera nei circuiti adatti, tanto meno pubblicizzarla presso i giusti magazine, optando per una rieducazione del pubblico metal che non ha avuto gli effetti sperati.» Samuele Boschelli (Rocklab)

Dopo solo qualche ascolto, i plagi dei Depeche, inizialmente molesti, evidenti, particolarmente insistiti nella title-track (che pone fine), si rivelano per quello che in realtà sono. Citazioni profondamente interiorizzate, suoni, ritmi, perfino parole masticate una vita, e poi restituite, apparentemente solo con qualche squarcio di violino qua e là, qualche etto di cupezza anglosassone in più. Passeggiate misteriose, passaggiomaggi funzionali a ricreare quel sogno solenne, a dipingere quel particolare colore Host, ora gigantesco nella mia mente ma che non riesco a descrivere o a scorgere nella banalità. Ed è così che un disco prende a vivere alimentato da una malattia diversa, ad accompagnarti nelle strade, sulle nuvole, in modo autonomo, indipendentemente dallo stereo/lettorempitré, dalla tua volontà di contrastarlo.

                   

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  1. April 7, 2006 at 8:28 pm
    AndreaP

Chi te la fa fare a commentare le mie cazzate?





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