L’infausto listone automobilistico (parte prima)

mazdamiata — 1958-1962 NSU Prinz
Il pezzo (o il thread) sull’auto più infelice dell’universo è ormai un classico dell’editoria.
Da Repubblica Online al newsgroup sull’uncinetto acrobatico, da siti con pretese d’internazionalità come uglycars (che per francofobia commette però errori imperdonabili, inserendo tra gli aborti perfino la R4 o la 2CV, o gioiellini di design classico come la DS) al blog di Suor Germana, nessuno ha mai osato tirarsi indietro.
Quasi tutti hanno preferito cimentarsi, esternando cattiverie, più o meno gratuite e immotivate, su questa o su quell’altra carretta, ostentando convinzione e sicumera. Non vedo, quindi, perché dovrei sottrarmi io, da storico simpatizzante di Hades Nebula e del trash spinto nelle sue varie, pittoresche incarnazioni quale sono.
L’orrendo eccita, affascina, seduce, è innegabile. Ma soprattutto è quel tocco di insana demenzialità che rapisce. Trovare l’orrido spalmato nella quotidianità, insensatamente dove meno te lo aspetti, dove apparentemente non ce ne sarebbe il bisogno, l’urgenza.
L’imprevedibilità del trash emoziona e fa galoppare la fantasia ben più della rassicurante mediocrità dell’ordinario, di ciò che, per tranquillizzare le masse, viene presentato come il discreto, il normale, il misurato, il buono.
Vedere la gente ipotecarsi il culo, impegnandosi in improbabili acquisti rateali, pur di sfoggiare qualcosa di inguardabile e altamente merdoso, con l’intento di bullarsene scioccamente, mi fa gioire e saltellare dentro. Seconda parte qui.
  
 
   







Un convinto sostenitore di Clemente Mastella