Saltate pure questo post (oppure, in caso contrario, non lamentatevi, graazie :-* )

Videogiochi | defecAutore: | April 13th | 30 sostenitori di Mastella

Il mio rivenditore di salse tonnate di fiducia mi sussurra che Videogiochi — l’unica rivista di approfondimento sul mercato, nonché una delle pochissime semidecenti; pesca materiale dalla blasonata, britannica Edge, e il nome è un omaggio a un glorioso rotocalco italiano degli anni 80, al quale non sono granché affezionato, ma tanti altri sì — tornerà mensile.

In compenso Giancarlo Sprea — il boss della società che ha rilevato l’opuscolo in questione, insieme a un godzilliardo di altri dello stesso tipo, dalla Future Media, al prezzo di un pacchetto di noccioline americane — avrebbe licenziato tutta la redazza, probabilmente per realizzare una sorta di PSM (Pleisteiscio Magazine) multipiattaforma.

Da notare, in tutto ciò, la furbizia della Future, che solo un anno prima aveva scucito alla Xenia Edizioni una cifretta di tutto rispetto per lo stesso pacco (in tutti i sensi, direi, a questo punto).

Insomma, in sintesi: si tratta della classica svolta ipercommercialona moralmente indifendibile. In pratica, Videogiochi — quella vera — è stata uccisa. Ne vedremo, con tutta probabilità, deambulare per un po’ lo zombie, o un surrogato con un nome simile (e pezzettoni di Edge piazzati a caso al suo interno).

La Sprea, per quei tre che non lo sapessero, pubblica riviste rinomatissime in Italia, Francia e Spagna, tipo Il Mio Molosso, Professione Camionista, Comportamento del Cavallo, Furgoni Magazine, Progetti Fioriti, Siepi e Arbusti, e dozzine di altre su maghi, hacker, streghe, pescatori, piratoni e scogliere (ma è Galbusera? no, direi proprio che è una storia vera!!).

Il mio molosso

Speriamo, almeno, che in tutto ciò anche l’MBF — un tizio famoso che, da quando aveva quindici anni, si spaccia per filosofo (sic)(ma pure sigh!), scrivendo in realtà lettere o articoli dallo spessore pari a quello di una suoletta contro la puzza dei piedi, e che è riuscito incredibilmente a infinocchiar… ehm, a trasformare tutto ciò in una professione ben remunerata: ha collaborato anche con il New York Times — sia stato soppresso, ma non ci scommetterei la vita. Anzi.

Intanto l’ultimo numero della vecchia serie è in edicola, già dotato ovviamente della nuova, sfavillante carta da pescivendolo regolamentare, che ormai sembra dilagare in questo settore (apparentemente in leggerissima crisi: sarà un caso, ma quasi tutti quelli che conosco giurano di aver smesso di drogarsi e di comperare riviste cartacee).

Immagino che le vecchie, care (è proprio il caso di dirlo) pubblicazioni da edicola manterranno a lungo (?) una fettina/fettona di mercato, ma il futuro è evidentemente, banalmente rappresentato dall’online. Anche perché le inserzioni pubblicitarie, zitte zitte, stanno già migrando, e l’emorragia di lettori farà diminuire la qualità, e aumentare i prezzi. Sempre di più.

E giungerà un momento in cui allegare la bambola gonfiabile di Lara Croft o la statuetta di Padre Pio sanguinante a grandezza naturale non basterà più. Quando quel dì arriverà, saranno grossi, enormi e durissimi cazzi!

Dal punto di vista capitalistico — quello del Gianfranco Sprea di cui sopra —, cinicamente quindi, mi sembrano buone mosse (d’altronde Videogiochi, così com’è, non ha mai venduto una mazza, e i bambini pacioccosi — ahimè — vogliono solo le recensioniconsiglionipergliacquistoni, ma soprattutto i VOTI, mentre cose come gli articoli ironici e sferzanti del divino Mr Biffo richiedono un QI probabilmente troppo elevato per chi è stato allevato a pleisteiscio e barattoloni di nutella).

Ritengo altresì che Gianmarco Sprea non abbia nemmeno tutti i torti a contestare alla redazione dimissionaria le mancate recensioni di titoli importanti come l’ultimo Fire Emblem (probabilmente di gran lunga la migliore serie di videogiochi mai concepita, e uno dei pochi motivi per i quali valga ancora la pena sfidare l’ilarità generale), nonché il maltrattamento del rispettatissimo e “artistico” Shadow of the Colossus… insomma, un sette lo piglia (sempre) anche un FIFA del cazzo qualsiasi, eddaiii…

Insomma, decidetevi una buona volta, perdio. Basta sfracellare i coglioni tutto il santo giorno su quanto siano belli, giusti e sani il capitalismo selvaggio e il precariato, basta insistere sugli orgasmi multipli che il mercato (generosamente) è in grado di offrirci, appena gli si concede un po’ più di libertà rispetto al solito… per poi diventare improvvisamente tutti retrogradi mangiabambini e sindacalisti della domenica con i baffoni, ma solo quando vengono operate scelte antipaticissime e impopolari — in realtà fredde e doverose — che toccano noi o qualcuno che (sia pur vagamente) conosciamo/apprezziamo!

Cosa avrebbe dovuto o dovrebbe fare Osvaldo Sprea? Svendersi ville e molossi per mantenere riviste in perdita da anni??? No, ditemelo… È il capitalismo, baby. Se un’attività, se un periodico non vanno, li si cambia, li si stravolge, li si chiude.

Video Giochi Game Pro

(Naturalmente questo post si colloca in quel limbo esistente tra il serio e il faceto, come di consueto, ma mi aspetto lo stesso di venir — anche giustamente — minacciato di torture e sciagure varie da qualche passante più o meno casuale… magari da uno di quelli arrivati fin qui digitando “tette di tua sorella porno video”, “come costruire un califfone”, “chi ha voglia di darmi la fica” o “video canzone di natale con peti remix”).

Sia ben chiaro che chi è rimasto col culo per aria con moglie, figli, amanti e SUV da mantenere ha comunque tutta la mia solidarietà, per quello che conta (penso che si tratti soprattutto o solo di collaboratori, e che, in ogni caso, costoro avrebbero potuto mantenere il posticino accettando la nuova linea editoriale, almeno da quanto ho capito).

Spam invisibile: se proprio avete voglia di leggere altre stronzate (vagamente) in tema, vi segnalo l’intervistona in tre puntate (la migliore e più intimista delle quali deve ancora vedere la luce) che ho fatto al gioviale limaCAT, leggermente più interessante delle puttanate che vi ho appena rifilato.

                   

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