Il giorno del giudizio

Esteri | defecAutore: | January 30th | 11 sostenitori di Mastella

Tutti gli economisti sono concordi nel sostenere che gli USA attraverseranno una crisi economica più o meno seria nel biennio 2008-2009. Quel fustacchione di Bush invece è ottimista e parla di semplice rallentamento nella crescita per quest’anno, opinione avallata dal parere dei suoi fidi consiglieri. Fatto sta che ha appena predisposto una terapia fiscale e monetaria d’emergenza per l’economia americana (si parla di misure fiscali da 150 miliardi di dollari, nell’attesa che Bernanke gli venga incontro con un taglio aggressivo dei Fed Funds).


Gli americani sono sempre più indebitati, sempre più obesi, sempre più terrorizzati dalla prospettiva di ammalarsi e di non essere in grado di ottenere le dovute cure, la loro speranza di vita si abbassa sempre di più, e tutto quello che i politici continuano a proporre loro (basti pensare alla campagna elettorale condotta da Rudolph Giuliani, quasi surreale nella sua spettacolarizzazione anacronistica e cinematografica del terrore) sono ancora una volta paranoie anti-Islam; le classiche armi di distrazione di massa, insomma, mentre la barca affonda.


Made in China.


Le banche americane sono oberate da perdite finora nascoste grazie a trucchi contabili, e tirate fuori un poco alla volta, con conseguente rischio deflazione, che in uno scenario come quello dei prossimi anni potrebbe avere conseguenze assai gravi. Negli States l’ottimismo sfrenato tipico della mentalità di quella terra porta a spendere molto oltre le proprie reali possibilità e ad affrontare crisi come questa pensando che ancora una volta il libero mercato faccia da salvagente, ponendo rimedio a tutto. Ma non è detto che possa funzionare sempre.


La realtà è che si tratta di un Paese che sta vivendo ben al di sopra delle sue possibilità e che il livello di ricchezza è reso possibile solo grazie all’afflusso dei capitali stranieri e alla poderosa macchina militare. Si tratta in sostanza di un impero nella sua fase di declino, come la sua moneta, e questo lo rende in prospettiva ancora più pericoloso in quanto sarà probabilmente costretto all’uso delle armi per mantenere il suo benessere e il suo status di superpotenza.


Lo spostamento dei nostri mercati di riferimento verso l’Est potrebbe rendere gli effetti della crisi USA meno pesanti per il Vecchio continente. Anzi, la realtà è che per gli altri Paesi (in quanto i flussi della produzione e del commercio stanno spostandosi verso l’Asia, l’Europa e in parte anche il Sudamerica) il pericolo, in prospettiva, non sia affatto di tipo economico…

                   

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    Nicola Andrucci
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