Paese normale
In un Paese normale, il libro Un Paese normale di Massimo D’Alema (edito da Mondadori…) sarebbe stato normalmente lasciato a marcire sugli scaffali delle librerie.
In un Paese normale, il problema dello smaltimento dei rifiuti verrebbe affrontato, senza periodiche e affannose emergenze; senza prima aspettare che i sacchetti della spazzatura prendano vita e comincino ad andarsene in giro allegramente e a gestire il racket, per poi a quel punto sedersi a un tavolo insieme a essi e iniziare a trattare.
In un Paese normale, non si accenderebbero sterili dibattiti sul perché Povia sia stato escluso da un’importante manifestazione musicale, ma (molto semplicemente) già nel corso della prima esecuzione pubblica del brano sui piccioni, si sarebbe prontamente spedita la polizia sul palco a catturarlo.
  

 
   







shady
In un Paese normale non verrei guardata come un’aliena per il sol fatto che ormai, alla non più tenerissima età del quasi quarto di secolo, vivere ancora in casa con mammina (causa penuria economica) mi rende claustrofobica ed isterica. Altresì non verrei guardata come un essere lunare per il fatto che, date le suddette premesse, sfrutto ogni posibile occasione (più quelle che mi invento ad hoc io) per fuggire a gambe levate dal caldo nido familiare