Anni 90: Almamegretta, the Napoli trip
Ormai la nostalgia degli anni 80 comincia a essere roba vecchia, è ora di dare spazio, inevitabilmente, a quella degli anni 90! A parte l’idiozia insita nell’obbligo di dover riesumare ciclicamente i decenni precedenti, questa può essere l’occasione per (ri)scoprire qualcosa di valido. Musicalmente, questo periodo viene ricordato per robette come il grunge, per l’affermarsi di una certa estetica indie, per il trip hop, per talenti immensi scomparsi prematuramente come Jeff Buckley, per band raffinate come i Morphine ma purtroppo anche per Mariah Carey, i Take That, le boy band e la canzone di Titanic, capace di stritolarci le palle per mesi, infrangendo i cuori di milioni di ragazzine dell’epoca (io non ero tra queste, anche se Di Caprio lo trovo molto bravo e caruccio). Un grande gruppo tutto italiano che avrebbe meritato più fortuna è sicuramente quello degli sfortunati Almamegretta (D.RaD, il dubmaster, è scomparso nel 2004 in un incidente stradale), artefici di un sound assolutamente peculiare, un incrocio non banale di dub, world music, reggae e trip hop, allo stesso tempo mediterraneo e moderno. Sole, una hit degli esordi, è un concentrato non comune di groove, soul e passione che scorre su immagini in bianco e nero azzeccate ed evocative.
  
 
   







Anne
Io adoro gli Alma Megretta prima maniera:
negli ultimi anni,
nun se po’ senti’ !
tutto ‘sto DUB
anna
Gli Almamegretta sono stati uno dei miei gruppi preferiti, ho visto 6 o 7 concerti.
Peccato che O’Raiss abbia praticamente fatto sparire il gruppo.
Ora ci sono 2 cantanti e non sono neanche male ma si sente che manca la figura carismatica.
Ciao!