La dittatura delle faccine

Società/Cronaca,Tech/Web | defecAutore: | March 17th | 20 sostenitori di Mastella


Foto di: drape


C’era un tempo in cui si riusciva ad esprimersi tramite la parola scritta anche senza usare le faccine.Erano epoche oscure in cui c’era chi sapeva scrivere e, ancora più incredibile, chi sapeva leggere.

Lo so lo so, vi ho spiazzati. Chiudete la bocca e nascondete lo stupore. Non ritratto.

In realtà non ce l’ho con le faccine o, meglio, con gli smile. Ce l’ho con chi non sa più leggere o non presta attenzione a quello che legge.

Nell’epoca oscura di cui prima se non mettevi una faccina sorridente alla fine di una frase non volevi sicuramente offendere l’interlocutore. La frase andava letta nel suo contesto e si presupponeva che, usando in vario modo punteggiatura e artifizi vari, si potesse comunicare efficacemente il proprio pensiero al lettore ideale del testo.

Insomma, non c’è bisogno di faccine per comprendere il tono dei Fiori Blu di Quenau… almeno spero.

Ora, perché su internet le faccine sono diventate essenziali per farsi capire? A parte gli irrecuperabili, ovvero quelli che sui vari messenger inondano di schifezze grafiche l’interlocutore di turno, trovando simpatica ogni minchiata idiota che gli viene inviata dall’amico fancazzista, trovate veramente essenziali questi artifici del linguaggio?

E’ veramente così difficile cogliere l’ironia in una frase? A volte mi stupisco di persone che rispondo seriamente o piccate a frasi evidentemente ironiche per poi, quando gli viene fatto notare l’errore, arrabbiarsi ancora di più perché nelle frasi in questione non c’erano smile di riferimento.

Se si scrive in una lingua non propria gli smile possono essere utili, lo ammetto, perché rendono più veloce la comunicazione e aiutano a far sorvolare sui potenziali errori della scrittura. Ma, nel nostro caso, scrivendo in italiano c’è veramente così bisogno di imbrattare ogni messaggio con sorrisini, faccine sghignazzanti e altre cose del genere?

                   

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