Due storie diverse, un male comune
Di solito non amo e non seguo la cronaca: non vedo perché, in un mare di eventi terribili che si susseguono ininterrottamente in tutto il mondo, dovrei interessarmi di fatti tragici che riguardano singole persone che non conosco e per le quali (purtroppo) non posso comunque fare nulla. Se il mio è cinismo o indifferenza, allora potrei etichettare come morbosa l’attenzione di coloro che prestano continua attenzione a questi fatti. Due episodi, non so perché, però mi hanno colpito negli ultimi giorni. Due storie che hanno in comune uno dei mali più diffusi e sottovalutati dei nostri tempi (e forse anche uno di quelli che in qualche modo fa più vittime): la depressione.
Loris Stecca, l’ex campione di pugilato, rimasto tale per pochissimo tempo, ha inscenato un tentativo di suicidio sull’autostrada. Probabilmente non aveva intenzione di uccidersi davvero, ma solo di mandare un segnale. Sono solo, ho bisogno di soldi, tanti soldi per pagare gli avvocati, la causa con la moglie e 1300 al mese di stipendio non bastano. Perché dopo il titolo mondiale mi sono accadute tante disgrazie, forse troppe da sostenere, per una testa che ha dovuto fare da punching-ball per molti anni. La carriera di un pugile, si sa, è piena di incognite, bastano pochi minuti o anche pochi secondi per cambiare prospettive di vita e di carriera. E gestire il successo, effimero, non è facile per chi non è abituato, per chi non ha studiato, per chi viene dal basso. Quantomeno le conseguenze della depressione sono state contenute, anche per gli altri (però, se si fosse davvero gettato dal cavalcavia, chissà se non avrebbe coinvolto qualche incolpevole automobilista nel suo dramma).
A Taranto un medico stimato, rispettato, in seguito a una discussione ha preso a martellate moglie e figlie, prima di darsi chirurgicamente la morte, recidendosi l’arteria femorale. Non riesco a rispettare in alcun modo la memoria di chi non riesce a trovare altro sbocco ai propri problemi che la violenza inconsulta verso gli altri, specie se si tratta di semplici ragazzine indifese (le figlie avevano solo 14 e 11 anni). L’autonominarsi, l’ergersi per un momento a giudici divini e assegnare una morte terribile ai propri congiunti-avversari per dirimere le controversie di una vita e, al tempo stesso, dare a se stessi una fine più dolce è qualcosa che mi spaventa per il livello di egoismo e di prevaricazione insiti nell’atto. Mi lascia stupefatta l’incapacità totale di accettare un confronto o una separazione, o anche di cercare di risolvere i propri problemi magari semplicemente andando da uno psicologo (cosa ancora troppo spesso vista come segno di debolezza del quale vergognarsi nella nostra società).
  
 
   







red-made
condivido in pieno il tuo cinismo, se cinismo lo vogliamo chiamare
red-made’s last blog post..me.dium, effetto fax
Karat45
La storia del medico non è una semplice storia di separazione. Il tipo era stato appena rinviato a giudizio per una storia di molestie sessuali su una paziente e la moglie voleva mollarlo per questo motivo.
profondoblog
ma perché uno depresso che si vuole suicidare, prima ammazza i familiari???? Loro mica sempre vogliono crepare!
iggy
dilla verità, tu sei psicologhiatra..!
è vidente con flitto d’interessi, il tuo.
lamb-O
Non sono un esperto in materia, ma trovo estremamente improbabile che ai responsabili di omicidi-suicidi si potesse diagnosticare la depressione.
Certo, i giornalisti normalmente dicono così (“soffriva di depressione”) ma… quante ne sparano? Salvo sparute eccezioni il depresso è innocuo, fuorché per se stesso naturalmente.
la pippa
Quasi tutti i pugili vengono dal basso,molti da un passato di violenza e da un latente filino di fascismo.Sanno che la loro carriera è breve,perchè non pensare un pò al futuro? e invece no,spendono e spandono e poi si ritrovano in mutande
Luis
«Ho speso un sacco di soldi per alcool, donne e macchine veloci… Tutti gli altri li ho sperperati» (cit.)
la pippa
e anche tu sei rimasto in mutande!