Facciamo Miike senatore a vita!
Miike Takashi è sicuramente considerabile un regista (e uno sceneggiatore) di culto, un anarchico della pellicola, uno che, dopo dozzine di film (ha una media di circa sei titoli l’anno!), sembra non aver ancora esaurito la vena creativa. Fudoh the next Generation-Gokudo Sengokushi è l’opera che nel ’96 lo ha lanciato nell’olimpo internazionale (è da quel momento che la sua produttività s’è innalzata spaventosamente), facendogli ottenere anche la stima, il rispetto e la collaborazione di gente come Quentin Tarantino ed Eli Roth.
Tra i suoi lavori migliori (ma molti sono introvabili in versione italiana o anche solo comprensibile, qualcosa però sta per cambiare, l’attenzione nei suoi confronti nel nostro Paese sta aumentando, basti pensare che il Museo del Cinema di Torino gli ha dedicato una vastissima retrospettiva): Izo, Ichi the killer, Happiness of the Katakuris, Audition, The Bird People in China, Gozu (con le sue deliziose atmosfere alla David Lynch), Blues Harp (dove la componente gay presente in diversi suoi film si fa più palese) e Visitor Q (una delle sue pellicole di maggior successo, ispirata palesemente a Teorema di Pierpaolo Pasolini). Quest’ultimo film in particolare (si tratta della descrizione senza veli delle perversioni quotidiane di una famiglia allo sbando, che riesce a ricompattarsi in qualche modo grazie all’arrivo del visitatore del titolo) faceva parte di un affascinante progetto, una sorta di atto d’amore verso il cinema in cui sei registi giapponesi avrebbero dovuto sperimentare le possibilità di realismo offerte dalle nuove tecnologie di ripresa digitali.
Takashi è versatile, Takashi è spiazzante, preferisce lavorare su idee di altri, prendere quanto di buono è stato fatto e personalizzarlo, plasmarlo, anziché partire da zero. Ma questo non va considerato come un limite, bensì come una peculiarità del suo linguaggio, una caratteristica che Miike sfrutta magistralmente e in modo geniale: non si fa problemi a mischiare generi diversi, spaziando dalla commedia all’horror più visionario ed efferato (considerarlo solo un regista Yakuza, o estremo, o comunque di genere sarebbe sbagliatissimo). E ha un grande, grandissimo pregio: riesce a ottenere validi risultati anche con budget molto limitati.
Il suo stile bizzarro e imprevedibile a volte ricorda i manga (ha diretto infatti anche OAV, oltre a serie televisive) e la ritualità dei gesti giapponese, altre volte è quasi barocco con tutti i suoi richiami e simbolismi (ma lo fa in maniera del tutto inconsueta, mettendoci dentro anche simbolismi che non rimandano a nulla e che hanno lo scopo di confondere lo spettatore, nell’ambito di una messa in scena dichiaratamente assurda); altre ancora è spavaldamente crudo e diretto, mostrando senza farsi alcuna remora la violenza e il rosso dilagante.
  
 
   







loreanne e vique
sei film all’anno e’ una media da record!
molto interessante questo personaggio
Nightlight
Non lo conoscevo, grazie per la segnalazione
Nightlight’s last blog post..Anteprime (2) – The Sims 3
la pippa
Teorema-bellissimo film,con un giovanissimo Terence Stamp e una non più giovanissima,ma sempre bellissima Silvana Mangano,Non conosco,però,il regista del post,Peccato