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Politica,Random,Sport | defecAutore: | March 21st | 3 sostenitori di Mastella

AlitaliaRAI 3, Primo Piano. Una Bianca Berlinguer più truccata del campionato ’97-’98 introduce uno sgallettato Bonaiuti e un redivivo e particolarmente scazzato Fassino. Il regista insiste sul profilo della raccomandata, in effetti non poco attizzante, se non fosse per la paura di ritrovarsi Ramsete II sotto gli strati di cerone, una volta giunti al dunque. La faccia da cubo di Bonaiuti nel ripetere terapeuticamente la non strumentalità dell’uscita sull’Alitalia è sconfinata, e dopo un po’ quasi mi convinco che abbia realmente a sorte i destini dei lavoratori. Fassino non fa che urlare “quali offerte ci sono a parte quella di Air France?” (e varianti) per metà trasmissione. La Bianca ode rimbombi inesistenti, insiste per riformulare domande lunghissime imparate a memoria il cui senso era già chiarissimo mesi prima all’incauto telespettatore e interviene grintosamente in continuazione un po’ a sproposito. I contenuti della trasmissione sono nulli.

Per fortuna poi va in onda Sfide. La storia di Giggi Meroni, talentuoso e sfigatissimo giocatore del Torino anni 60, quando ancora c’erano più sentimenti che business, ai raduni di Coverciano rapavano teste e diffondevano marce militari di prima mattina, e per ottenere l’annullamento di un matrimonio alla Sacra Rota bisognava sostenere visite ginecologiche che dimostrassero la verginità della sposa. La storia è nota (lui è un tipo eccentrico, capelli lunghi, baffetti, dribbling facile, gallina al guinzaglio, relazione con donna sposata roba che all’epoca, e poi dipinge, si disegna vestiti assurdi da solo e viene arrotato da un fan che in seguito per premio diventerà presidente del Toro), però com’è raccontata qui sembra un film. Il bianco e nero degli spezzoni di gioco, l’allegria sprigionata da Meroni sui campi nel saltare avversari come se fossero birilli, ma soprattutto le facce, le facce dei compagni interpellati, usurate, realmente commosse, convinte, sdentate, espressivissime. Alla fine si è quasi contenti di aver pagato il canone (vabbè, non esageriamo…).

Finale di Porta a Porta, trentennale del caso Moro. Fin da quando ero in fasce mi era chiarissimo che nella DC colsero la palla al balzo per sbarazzarsi di un avversario interno ingombrante, e col tempo non ho cambiato certo idea. La tesi di Sergio Romano, uno dei terzisti più paraculi dell’West, secondo la quale Moro fu preso di mira in quanto incarnazione della linea del compromesso storico (ancora più di Berlinguer) e fu giusto non trattare per non legittimare le BR come interlocutore politico. Sarà, ma secondo me in Italia semplicemente non siamo credibili a parlare di fermezza, di non trattare con i terroristi (infatti in seguito abbiamo inciuciato praticamente con chicchessia) e in generale quando tentiamo di fare i duri e i precisoni. Queste cose lasciamole agli ammerigani. Se fossi stato nei familiari e nella moglie di un appuntato della scorta ucciso (il marito le diceva che la macchina blindata tanto invocata tardava ad arrivare, Andreotti minimizza e parla di capriccio dell’autista che non la voleva) avrei menato buona parte di quelli che stavano in studio. Alla fine trovo condivisibile il lamento del nipote di Moro, ora trentenne (sedicente) musicista, che esegue una canzone basata sull’ultima, bellissima lettera.

                   

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3 convinti sostenitori di Clemente Mastella

  1. March 21, 2008 at 11:39 am
    Anonymous
  2. March 21, 2008 at 3:06 pm
    giovanna
  3. March 21, 2008 at 6:31 pm
    ilaLuna84

Chi te la fa fare a commentare le mie cazzate?





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