Linee di minima resistenza.
La maggior parte delle discussioni non entra mai nel merito degli argomenti, ci avete fatto caso? La tesi X non viene confutata con la tesi Y, bensì si passa direttamente ad infamare chi ha proposto la tesi, mettendo in dubbio la sua buona fede con il metodo della calunnia. Sarà perché ad uno degli interlocutori non interessa la verità, bensì solo nascondere, occultare, distorcere, gettando fumo negli occhi e scappando poi con l’arrosto sotto il braccio? Io ho quest’impressione.
Ad esempio, prendiamo quest’articolo. Un tale, un giornalista del Times, si permette di definire l’Italia “un paese da operetta con Berlusconi Godfather, gli italiani mammoni, puttanieri e fissati sulla Madonna“. Io, da italiano, seppur rendendomi conto che è una brutale e snobbistica semplificazione, sono d’accordo. Ma l’autrice dell’articolo non si preoccupa, anche perché non riesce e non potrebbe farlo, di smentire quei giudizi, bensì sceglie la via del “eh, però il giornalista non cita il giornale X che afferma che anche il paese Y fa ridere i polli”, quindi è in malafede. C’è l’ha con l’Italia perché è invidioso. Dà del fascista ad Alemanno non perché ci sono forti perplessità sul fatto che il neo-sindaco abbia messo definitivamente una pietra sul proprio passato, bensì perché il giornalista inglese è frustrato dalla caduta dell’impero britannico.
Questo metodo evita d’entrare nel merito perché mette sempre nuova carne al fuoco ed il suo scopo è quello di continuare a discutere per non arrivare mai ad una conclusione. Funziona, non c’è che dire. La maggior parte delle persone va in crisi ed abbandona il campo con la coda tra le gambe.
In pratica, si sfruttano le linee di minima resistenza che evitano i grossi coaguli informativi, quelli duri da sciogliere e si sbuca direttamente dall’altra parte di quel meraviglioso coacervo di bit che è la realtà. Cioè, nel nulla della miope e meschina difesa del piatto in cui si mangia.
  

 
   







confessor
hai perfettamente ragione!!
thelondoner
Al giornalista medio italiano servirebbe, mi pare, un po’ di quel sano principio di razionalità-dialettica costruttiva&company ormai scomparso fra urla, pestaggi verbali e rissosità mediatica che fa spettacolo (e che ormai è sistema). Inveire non è giornalismo, non se non si occupa di argomentare e confutare bensì di sovrastare e calunniare. I toni emotivamente traboccanti, poi, sono la ciliegina sulla torta.
thelondoner’s last blog post..Non conventional- 13: Un’ammissione di manchevolezza (piuttosto umana in fondo)
la pippa
tanti giornalisti,sopratutto quelli italiani,dovrebbero dare uno sguardo al film”good night and good luck”grande lezione di giornalismo!
Anonymous
tipico italiano perche’ rischiare per connazionali che non capirebbero un c…