Propellenti alternativi.
[Scritto nel dicembre 2007, quando ancora c'era quel ciccione schifoso di Prodi e lo sciopero dei camionisti aveva messo a pecorina l'Italia e gli italiani. Ma, adesso, per fortuna che Silvio c'è e ci fa.]
I recenti ed ancora indigeriti disagi d’approvigionamento di propellenti fossili hanno manifestato quanto la nostra società ne sia dipendente, anche se Emilio Fede continua a sostenere che questo sia solo un falso problema e che tutto potrebbe essere risolto mandando Prodi in vacanza nelle ridente e solare cittadina di Auschwitz; ed insediando in maniera permanente Berlusconi Silvio sul trono del mondo. Perché quando c’era lui queste cose non accadevano, i treni arrivavano sempre in orario ed anche la benzina combureva più volentieri, quasi leggiadra, con minori emissioni di gas serra e spargendo nell’aria un piacevole odore di margheritine di campo che estendeva la primavera a tutto il tempo dell’anno. Non come adesso, con quel ciccione balbuziente di Prodi, che d’inverno porta la nebbia, d’estate il caldo torrido ed il resto dell’anno fa piovere acido e tasse, governo ladro!
Comunque, lasciando per un attimo da parte le lucidissime analisi del TG4, appare quantomeno coscienzioso cercare propellenti alternativi, in modo da poter trascinare le nostre scialbe esistenze verso i luoghi di lavoro preposti alla loro mortificazione.
Prima soluzione: una dieta ricca di fagioli borlotti e cavoli amari (facilmente reperibili nel mercato ortofrutticolo di Montecitorio), potrebbe generare qualche metrocubo di metano intestinale/die, ottimo ed ecologico combustibile. Ma invece delle classiche bombole poste nel bagagliaio o sotto il pianale, la soluzione più logica è quella di sostituire il sedile dell’auto con un WC il cui sifone dovrebbe essere direttamente collegato con le camere di combustione dei cilindri, espediente utile e dilettevole anche nelle lunghe attese nelle colonne.
Seconda soluzione: propulsione a rutti. La difficoltà non è tanto nel produrli, cosa che si può realizzare con della banale coca-cola, bensì nello sporgersi dal finestrino e nel dirigerli verso il posteriore dell’auto, in modo da ottenere un vettore direzionale omogeneo con la progettazione dell’auto. Si sconsiglia questa modalità a chi soffre di torcicollo.
Terza soluzione: propulsione Fred Flintstone, meglio conosciuta come “yabayabadooooh”. Comoda ed anche salutare, non richiede grosse modifiche all’auto, se non un’ampia finestra sul pianale ottenibile con un flessibile da bricolage. Unico inconveniente: le suole delle scarpe tenderanno a durare un po’ meno, soprattutto se frenerete molto nelle discese.
Quarta soluzione: propulsione a spinta o a traino. Semplicemente geniale nella sua rudimentale razionalità: posizionandosi dietro l’auto e mettendo le mani sul baule, si esercita una forza sufficiente a vincere l’attrito degli pneumatici sull’asfalto e la si aumenta progressivamente sino ad ottenere la velocità di crociera desiderata. Nel caso del traino, si agisce dalla parte del cofano in maniera analoga, aiutandosi magari con una corda, anche se non sarebbe consentita dal protocollo di Kyoto. Ricordatevene, quindi, nel caso dobbiate recarvi in quella ridente località nipponica.
Altre soluzioni, come l’uso di remi da far sporgere dai finestrini, arruolando anche zie e nonne stipate nelle file posteriori, oppure l’impiego di vele ed il riciclo di mulini a vento olandesi, sono ancora da vagliare, mentre altri propellenti, come l’energia ottenibile da pannelli fotovoltaici oppure da celle a combustibile, non solo sembrano molto poco efficienti, ma anche abbastanza ridicole se confrontate con la comodità delle soluzioni precedentemente proposte.
  

 
   







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