Un post d’artificio.

Arte e cultura,Random,Religione | defecAutore: | May 26th | 5 sostenitori di Mastella

Donna albero

Artificiale è tutto ciò che concerne l’uomo, quindi Tutto ciò che esiste, compreso l’uomo stesso. Va da sé che la stessa distinzione tra “naturale” ed “artificiale” è artificiale, quindi utile solo come convenzione, il che, comunque, non è poco visto che senza convenzioni noi tutti nemmeno esisteremmo.

Quindi, noi tutti siamo artificiali. Siamo cyborg, cioè esseri artificiali, quando indossiamo un paio d’occhiali, quando ci vestiamo, quando andiamo in bici, quando respiriamo i gas incombusti dei motori a scoppio, cioè sempre.

L’artificialità è iniziata con la prima selce scheggiata, con il primo animale munto e rinchiuso in un recinto, col primo solco tracciato da un aratro, con la prima rete da pesca e con il primo pesce che ha abboccato ad un amo.

Non si deve confondere “artificiale” con “meccanico” o con “costruito”, concetti che racchiudono in sé l’idea della creazione e della progettazione, ma che esulano dall’inquinante primordiale che è alla base dell’artificialità: la coscienza.

La coscienza è ciò che ci permette di scegliere, peculiarità altrimenti nota come “libero arbitrio”.

Il libero arbitrio è quello stato di sospensione spazio-temporale in cui ci è concesso decidere tra almeno due opzioni, il che equivale a dire che è una scelta relativa e non assoluta, essendo il numero di possibilità un insieme infinito del prim’ordine.

Artificiale è quindi tutto ciò che ha a che fare con la coscienza e con le conseguenze derivanti dal processo ad essa associato.

Artificiale è la vita stessa. Questo concetto è esplicitato dalla moderna medicina, ma è sempre stato così. Artificiale è la vita che sopravvive grazie ad una macchina cuore-polmoni, ad un rene per emodialisi, ad un polmone artificiale, ad una pompa atrio-ventricolare, ad un respiratore. Ma anche ad un chemioterapico che prolunga (o accorcia) la vita di un malato di cancro, alla vecchietta che prende solo l’aspirinetta, all’adulto grande e grosso sopravissuto perché messo in un’incubatrice, al bambino vaccinato, a quello che ha uno stent medicato in una coronaria, sino all’aborigeno che si cura con le erbe, perché se lo fa è grazie alla conoscenza che gli è stata trasmessa dai suoi avi, i quali hanno avuto “coscienza” che quell’erba aveva un effetto benefico su d’una determinata affezione.


Artificiale è la procreazione medicalmente assistita, cioè qualsiasi forma di riproduzione sessuale che comporti una scelta consapevole, in quanto frutto di esseri vivi grazie a dispositivi artificiali od anche solo “inquinati” dall’esistenza di dispositivi artificiali. Che sia presente o meno un medico non ha grande importanza, ai fini della speculazione etimologica, giacché non è un pezzo di carta che fa di un uomo un medico, né l’iscrizione all’albo.

Modificare il patrimonio genetico di un organismo in laboratorio o modificarlo con le bombe atomiche non è così fondamentale al fine di stabilire il primo metodo come “artificiale” mentre il secondo come qualcosa di “collaterale”. Selezionare le piante e farle accoppiare per ottenere incroci favorevoli ai nostri scopi è davvero diverso dal scegliere di fare un figlio con una donna piuttosto che con un’altra? Non è anche questa una forma di selezione genetica? Non è anche questa una scelta che determinerà il patrimonio genetico di un essere vivente?

L’obiezione più “naturale” è che la Natura, appunto, conosca meglio di noi come agire, come selezionare le mutazioni favorevoli e come scartare quelle sfavorevoli, dannose. Ma è la prospettiva che è sbagliata, perché quello che sembra essere un progetto è in realtà solo una linea scelta dal Caso, a caso, fra le infinite combinazioni possibili. Non c’è finalismo nella Natura, mentre c’è nell’uomo, ma siccome l’uomo fa parte della Natura è logico che egli tenda a vedere uno scopo anche in ciò che ritiene, a torto, al di fuori della propria giurisdizione.

Perché artificiale è il nostro sguardo sul mondo ed anche l’immagine del mondo che ne ricaviamo.

In conclusione, finché esisterà l’uomo e la coscienza di cui dovrebbe essere dotato, la vita sarà sempre artificiale. Quando non esisterà più, nessuno potrà obiettare all’attendibilità di quest’artificiale affermazione.



[gangliO]

                   

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