Versacci (’09 reprinted edition)
In quel periodo la pleisteiscio non era ancora stata inventata, e aggeggi infernali come i videofonini per filmare gli stupri in classe da mettere su YouTube non erano nemmeno immaginabili. Per questo stavo sempre fuori a lungo, ore e ore ad annusare l’aria. I pomeriggi li trascorrevo con un mio amico minuscolo a lanciare macchinine contro il muro (ovviamente per stabilire chi fosse più duro), pochi suoni. Oppure ai piedi della palazzina di marzapane dove vivevo, mentre i vicini mi sfilavano accanto, indifferenti e regolari. Sentivo qualche commento lontano. Se il mio amico non veniva, mi appostavo su uno degli scaloni di cemento lungo la discesa che porta ai box delle macchine, provando a ripetere le boccacce spastiche che avevo ammirato da un artista sui banchi di scuola. O altre espressioni singolari.
Un giorno, fui scoperto da un ragazzino che abitava nel palazzo di fronte e trascorreva, direi, molto del suo tempo oziando nel balcone di casa sua. Aveva una facciotta sproporzionata, a tratti incivile, addobbata con orecchie dalle fattezze per me insensate, la bocca penzolante, il naso malvagio e prominente. Mi pareva di averlo conosciuto giocandoci insieme su di una spiaggia quasi marziana e avvolta dal silenzio, millenni prima, all’inizio della mia esistenza suppergiù. Non appena si rese conto della particolarità di quello che stava accadendo, emise dei suoni precipitosi, come per fagocitare qualcosa d’importante; rimasero fastidiosamente sospesi a grattare l’aria ancora per qualche minuto. Io, invece di ritirarmi, cominciai a inventare una serie di nuovi effetti speciali, ancora più eccentrici e irriverenti, a produrli con insolenza e fracasso, appositamente per lui. Da allora, prese l’abitudine di contemplarmi a lungo, con un’espressione di artificiale stupore, o di sincera idiozia, trincerato dietro le tendine del balcone o difeso da piante di inumane dimensioni.
Nei pomeriggi successivi, divenne molto più intraprendente, cominciò a convocare spesso un suo amico abbastanza insignificante perché mi desse un’occhiata. Lo trascinava sul balcone per una manica. Timido e grassottello, quello si copriva il volto con la mano. Inquadrato vagamente lo scenario, l’amichetto si ritraeva all’interno dell’abitazione, mentre il piccolo boss della mia fava rimaneva fuori ancora per diversi minuti, a rispondermi con dei versacci. Mi sembrava che mi trovasse allo stesso tempo inaccettabile e divertentissimo, quasi zoologicamente interessante. Vomitava autentici deliri su di me, senza neanche affaticarsi a srotolare i suoi pensieri, le sue proposizioni. Alle volte si proiettava quasi completamente fuori della ringhiera, per colpirmi con più intensità. In questi casi, un genitore o la nonna, estremamente autoritaria, intervenivano a sradicarlo, senza degnarmi di un’occhiata.
  
 
   







Obi-Fran Kenobi
Ho una maglietta con decine di versioni diverse di quello stesso toro.
Esatto, è un commento che non c’entra una fava con il post.
io
Te l’invidio, quasi più del piccì nuovo!
belphagor
Delirio o “tratto da una storia vera” ? Cmq fa molto infanzia in periferia (e poi magari si scopre che sei cresciuto a Monti
).
belphagors last blog post..Paradossi
io
Ahahah, no, niente periferia, solo un paese terrone abbastanza anonimo.
Marianna
È andato giù come uno scioRtino!
io
Buona digestione!
lamb-O
Ma il toro ha le palle all’aria O_O e soprattutto solo quelle O_O
lamb-Os last blog post..Whisky, birra e po(gu)esia.
flo
Com’eri innocente anche da pupo
flos last blog post..La logica di D’Alia
Maryrose
Amoruccio mio in senso ipotenusa??
Ti faccio un regalino…
Il mio Amore lo ha battezzato:
“Il Manifesto del Punk”
Non ne posso più. Non lo sopporto più questo grigissimo mondo, questi pupazzi gonfi di boria, di niente, di noia, di sè. Parlano, sputano suoni senza pietà… soprattutto per me che, in teoria, dovrei stare a sentirli. Pure.
E l’anima? Si sono persi l’anima, evaporata sotto il fuoco sempiterno delle boiate più urticanti e non se ne sono accorti. Non un cenno, neanche un brivido, come accade persino dopo aver pisciato. Perdi acqua e te ne avverti. Per le cose importanti, no. Non c’è campanello, sussulto, fremito. Che cos’è tutto questo? Che cosa diamine significa? Il senso dove sta? Chiacchierano. Il senso dell’oggi è nella chiacchiera. Evviva, applausi, capolavoro, masterpiece di una vita gettata allo schifo, offerta in sacrificio all’insipienza.
Che palle!
E’ il primo che ti passa nella vita per caso e già, indovina… ti vuole parlare. Con la convinzione di muovere l’universo da quell’immobile fessura di vacuo che chiama “io”, eccolo, tiè, il novello nato, motore immobile di ‘sta minchia tutto ad un tratto. Bla, bla, bla, bleah, sbleah, sono migliore di te. Finisce sempre così, abbi fede. Quello è l’intento. E a me, che mi torturo con la pazienza di aspettare, che mi ferisco a sangue nell’educatissimo tacere, la conclusione vera si palesa in un sorriso stampato sul muro, che accoglie, danzante, la mia immaginazione alienata: non me ne frega un cazzo.
:*
io
Psichedelico al punto giusto, 77+! :*
Marco A.
ah i bei tempi poco tecnologicizzati. ma erano proprio così belli come si dice???
Marco A.s last blog post.."Oggi la gente sembra guardare alla vita come a una speculazione. Non è una speculazione, è un…"
Anonymous