Sono morti bianche?
Rispetto per i soldati italiani deceduti, non amo che si insista nel definirli “mercenari” e robe simili, con un retrogusto dispregiativo. Né che ci si spacchi e si flammi sempre e comunque, per sport, anche di fronte alla morte, a volte per questioni apparentemente di lana caprina.
Ma non penso che i sei sfortunati italiani siano paragonabili a comuni lavoratori deceduti,
come ho sentito dire. Visto l’enorme tasso di rischio accettato da chi, lautamente retribuito, decide di recarsi a spargere pace e democrazia in luoghi come l’Afghanistan attuale. Rischio che non dovrebbe invece essere così alto per un commesso dell’Esselunga.
Altra domanda: siamo più sicuri, nau? Per quanto riguarda l’Iraq, mi sembra ormai chiaro che l’intervento militare sia servito solo a destabilizzare la regione. Sull’Afghanistan il discorso è più complesso. Non credo che Al-Qaida e l’estremismo terrorista islamico, che avevano (hanno) effettivamente lì solidi appigli, siano stati inventati di sana pianta da Giorgino Bush.
La democrazia non si esporta, o comunque è maledettamente complicato farlo: il solito paragone con l’Italia liberata dagli americani è capzioso, vista la totale diversità del contesto. L’Afghanistan poi è un Paese troppo particolare per conformazione geografica, etnica e sociale (assai disomogenea) del quale nemmeno i russi, che potevano farsi tanti scrupoli in meno, in anni e anni, sono riusciti a venire a capo. Forse sarebbe bastato interpellarli.
Magari, come scritto nei commenti al precedente post in tema, si potrebbe riuscire traslocando lì quantitativi di truppe e mezzi gargantueschi, di gran lunga superiori a quelli attuali. Ma il prezzo in termini di vite umane sarebbe occidentalmente insostenibile, e anche dal punto di vista economico non ce la si farebbe, specie in questi tempi grami.
Nonostante le regole di ingaggio da missione di peacekeeping (‘nzomma), è evidente che le presenze straniere siano poco gradite. Se uno viene nel mio Paese, se costui lancia bombe (o è alleato di chi lo fa) che, per quanto intelligenti, mietono anche vittime civili in quantità, beh, c’è poco da fare.
Verrò percepito come stronzo invasore anche da una buona fetta della “popolazione moderata”. Da uomini e bambini che, proprio come Magnotta, si iscriveranno ai terroristi e diventeranno desiderosi di farsi esplodere sulle mie gengive pur di rispedirmi a casa.
Si dice: “ma gli eserciti regolari hanno un codice di condotta da seguire, i talebani no” (che poi il termine “talebani” viene utilizzato per buttarci dentro di tutto, fazioni varie, signori della guerra, coltivatori di oppio, talebani veri e propri, ecc.). È evidente che chi è (molto) più debole e non avrebbe alcuna possibilità in una normale guerra a viso aperto si difende con la guerriglia, com’è sempre stato.
Non è che chiamandola “guerra asimmetrica” diventa questa imprevedibile e spiazzante novità. I colpi sotto la cintura sono vili, i civili usati come scudi umani sono un espediente aberrante, d’accordo. Ma non è che bombardare sia un’azione tanto più nobile.
Alla fine sono d’accordo con Bossi, in parte andandosene la si dà vinta al terrorismo (perché talebani e stronzi vari festeggeranno, c’è poco da fare… non è mica tanto bello che, tra le altre cose, costoro siano praticamente in grado di fare robe tipo capovolgere l’esito elettorale in un Paese come la Spagna). Ma mi sembra abbastanza inevitabile.
Il consolidamento della (presunta) democrazia afghana al di fuori di Kabul e dei principali centri urbani potrebbe richiedere decenni, se mai avverrà. Molto oltre qualche megatavola rotonda imbanditissima alla quale invitare chiunque, senza fare tanto gli schizzinosi, non credo si possa andare come exit strategy.
  
 
   







esseredisgustoso*
per me l’unico modo per rimanere sicuri era non entrare in quel conflitto: sì, i talebani sono brutti e cattivi ma in molti paesi del resto del mondo le cose non vanno meglio.
inoltre, stare lì per sostenere il karza il cui fratellino risulta essere il più grande trafficante d’oppio non mi va molto giù. come non mi va giù che, nei rave, sono anni che non si trova altro.
eppure siamo andati lì al fianco degli americani. che poi non ho mai capito perchè l’italia dovrebbe aiutare gli americani nelle guerre: è come se rocco siffredi chiedesse aiuto a me per scopare sua moglie.
non capisco.
.-= esseredisgustoso*´s last blog ..Dettatori =-.
Luis
In teoria noi saremmo la faccia pulita/presentabile, o l’arrizzacazzi.
duhangst
Bossia ha ragione, peccato che sia qualche hanno in ritardo..
Dove era quando parlare di guerra ingiusta in Afghnistan era come bestemmiare in chiesa?
Eppure per evitare tutto questo sarebbe bastato applicare l’art. 11 della costituzione.
.-= duhangst´s last blog ..Articolo 11 =-.
Marcello
Tutto purtroppo molto prevedibile, le avvisaglie c’erano, visti gli attacchi dei mesi scorsi… forse c’era da aspettarselo a Herat e non a Kabul, ma insomma il senso non cambia. Andarsere di punto in bianco non si può. Il problema è che non è per niente detto che anche con un graduale passaggio di poteri alla prima occasione i talebani non riprendano l’Afghanistan. Il problema non sono solo i combattenti, è che questi c’hanno un seguito, fila ingrossate da chi s’è stufato di vedere truppe di occupazione che aumentano ogni giorno e che a volte bombardano a casaccio. La situazione è in effetti molto ingarbugliata, comunque finisca, c’è da auspicare che finalmente si impari la lezione, cosa su cui ho molti dubbi…
darkstar
sono d’accordo con quello che dici quasi su tutto a parte il fatto che secondo te le morti dei soldati non siano equiparabili a quelle dei morti sul lavoro..o almeno a me non piace che vengano trattati sempre come eroi..perche’ come dici tu lautamente retribuiti e credo almeno in proporzione al rischio che vanno a prendersi..e comunque il problema del terrorismo non si risolve in questo modo..la democrazia non si esporta…comunque bel blog compimenti.
Luis
Grazie very molto
.
miciozza
L’intervento dell’esercito italiano è stato richiesto, assieme a quello delle altre potenze, sotto il nome di lotta per libertà/pace/democrazia – ma non mi piace sentire parlare di “missione di pace”. Non penso che la democrazia si possa esportare; si abbatte il dittatore e/o governatore di turno per poi “favorire” determinate candidature nella forma di “libere elezioni” sotto continue minacce di attentati, guerriglia e rappresaglie. La democrazia è costruita dal Paese stesso (governati e governanti). Il termine “esportare” mi porta alla mente sempre una certa “svalutazione” (è più forte di me
)
.-= Tonks´s last blog ..Il fabbricante di deliri onirici =-.
la pippa
Quando l’america chiama,l’italia risponde,è un debito di guerra o di pace,vedi tu,che non si estinguerà mai.