Diana Blefari si è impiccata: meglio così?
(Ispirato a una discussione vista su friendfeed). Diana Blefari si è impiccata in carcere. I suoi avvocati non hanno mai smesso di chiedere che venisse curata, ma le loro urla sono rimaste inascoltate. Non era pentita, era giovine e per questo la sua dentenzione sarebbe costata una carrettata di soldi allo Stato, fattore che 
eggman – hanging man at ridgesin una società che continua a consegnarsi mani e piedi a un conclamato p2ista sperando che tagli le tasse (seeeeee) ha il suo indubbio, e un po’ malsano, fascino.
È difficile che un terrorista si convinca che tutto quello che ha fatto, pensato e idolatrato più o meno nel resto della vita sia stato completamente sballato. Non stiamo parlando di un ladro di caravelle, di uno che ha truffato, spacciato, stuprato prepotentemente e incondizionatamente tutto quello che gli si parava dinanzi per puro e convinto godimento personale. E che quindi è più facilmente rieducabile, perché in qualche modo dentro di sé, già sa di essersi schierato dalla parte del Male.
Le condizioni delle carcere sono oribbbili (capienza: 43.167 detenuti; limite tollerabile oltre il quale non c’è più spazio nemmeno per terra: 63.623 bipedi; poco tempo fa eravamo a quota 63.460 individui inside, 31.306 dei quali simpaticamente in attesa di giudizio). Peccato che ce ne ricordiamo solo in occasione degli Stefani Cucchi di turno, quando grazie a foto che parlano da sole c’è l’occasione di dare addosso (stragiustamente in quel caso) alle forze dell’ordine malvagie e folli. Ho infatti la vaga sensazione che il problema del sovraffollamento (con tutto ciò che ne consegue) sia stato leggermente sottovalutato in passato, nell’unica occasione in cui in pratica è stato al centro dell’attenzione. Cioè l’indulto.
Secondo i dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, senza questo impopolarissimo e indubbiamente difettatissimo provvedimento, ci ritroveremmo 11/12mila carcerati in più (tanto per rispondere agli editorialisti manichei del “ma tanto le carceri sono di nuovo piene lo stesso”: no, lo sarebbero di più). Altro elemento da soppesare attonitamente è il calo della recidiva nei 45mila indultati, abbattuto soprattutto in quelli che vengono dalle misure alternative, come la semilibertà o l’affidamento ai servizi sociali, mentre per contro la recidività aumenta con la carcerazione.
Viene da dirsi: “chi se ne incula, dopotutto, se un carcerato, macchiatosi per giunta di antipatici e straorrendi crimini, decide autonomamente di togliersi la vita?”. Beh, innanzitutto nel caso in questione qualche segnale di fumo era stato lanciato, e forse poteva essere colto con un po’ più di prontezza. Inoltre, esiste un patto sociale: una democrazia sana e snella dovrebbe essere, ebbene sì, basata più o meno sull’I care Obamveltroniano
. È facile sopprimere il dissenso, il diverso, il criminale, lo spostato, la minoranza scassaballe e facinorosa dalle esigenze ai più incomprensibili. Essere stronzi fa sembrare delle persone più autentiche, meno orribilmente cattocomuniste e radical chic, più al passo coi tempi. Ma una società civile forse dovrebbe essere costruita su altre, meno umorali, basi.
(Nonostante questo, sono dell’opinione che per alcuni crimini particolarmente efferati e reiterati non ci sia comunque alternativa praticabile a una detenzione bella massiccia: riabilitare un serial killer o un camorrista abituato a confezionare gustosi stuzzichini con le vittime spavaldamente trucidate e ancora fumanti lo ritengo difatti un po’ irrealistico. Insomma, nonostante la legislazione attuale, credo che il carcere in qualche rara occasione possa e debba semplicemente essere punitivo, e non rieducativo. Senza arrivare allo splatteroso eccesso rappresentato dalla pena di morte, che andrebbe evitata accuratamente. Anche solo per il fatto che il diritto non è una scienza esatta, gli errori giudiziari esistono, e che se cominci a introdurre una pena da applicare al colpevole “sicuro al 100%” poi sarai tenuto a irrogarla anche a quello “sicuro al 99,99%” e poi al 99,98%, e poi al 99,97, ecc.).
  
 
   







Mike Litoris
Boh, io resto sul “se si ammazza, sono cazzi suoi”, in ogni caso.
Luis
Sei un clitoride senza cuore…
essere disgustoso*
be’, ha comunque partecipato ad un omicidio: non avrà composto gustosi spiedini di marco biagi ma ha preparato gli odori.
ha comunque diritto a cure sanitarie in caso di bisogno e, a quanto si legge in giro, diverse perizie erano rimaste inascoltate.
ricordo comunque che ci sono brigatisti che hanno fatto una fine peggiore: d’elia è finito nella rosa nel pugno e battisti, seppur vivo e vegeto, si trova in carcere in brasile e non può scoparsi nessuna prostituta minorenne.
essere disgustoso*´s last blog ..Mi rimanda Luxuria
Luis
D’Elia buttalo via, Battisti si dovrà invece accontentare della minchia nel pugno…
isi
secondo me avrebbe dovuto farsi curare prima della partecupaizone all’omicidio.
confesso che sposo la teoria dei “cazzi suoi”.
heartless isi
isi´s last blog ..convinzioni
Pupazza
Quando una persona si toglie la vita, muore un pezzo di umanità.
La negazione della vita coinvolge tutti noi, che venga attuata da un presunto terrorista o da un santo.
La condizione carceraria è oggettivamente sotto lo standard di sopravvivenza.
Luis
Mi hai commosso, Pupy
.
Pupazza
Ultimamente ti commuovi per un sacco di cose, caro il mio emo