Vade retro cloud computing

Random,Tech/Web | defecAutore: defollowatore pazzo | January 30th | 23 sostenitori di Mastella

Meganube"
Dave Curtis – Chile Puerto Natales spectacular lenticular cloud at sunset

Uno degli aspetti più inquietanti della nostra società di forzati delle tecnologie di massa — a parte le morbose attenzioni destinate inevitabilmente a ogni nuova paccottaglia elettronica, tipo il risibile (almeno per tutti gli individui dotati di due occhi, un naso, un cervello semifunzionante) tablet di Steve Jobs — consiste nella sempre più incipiente remotizzazione di software, hardware e cazzabubbolware.

Se domani il nostro servizio di hosting nel quale malriponevamo illimitata fiducia decidesse di smettere di funzionare, Google ci salutasse, Yahoo si estinguesse (portandosi appresso Flickr e sa Iddio cos’altro), facebook scioperasse insieme a metalmeccanici e toghe rosse e YouPorn ci esplodesse simpaticamente in faccia noi saremmo perduti. Trilioni di email, chattate compromettenti, video fessi, quiz sgrammaticati, opere d’arte incomprese, personaggi di giochi online con le skill grosse così, contenuti dai noi prodotti in anni di duro lavoro e impareggiabili catene di Sant’Antonio si, puff, volatilizzerebbero.

Siamo ostaggio delle nuove tecnologie, è inutile negarlo. In balia delle decisioni e dei capricci di implumi magnati arrivati al successo in età Brunetta-approved. Supernerd pelosissimi e con ogni probabilità privi di vita sociale e sessuale, ma dal conto in banca con troppi zeri, hanno decisamente in mano i nostri destini e sono pronti a farsi beffe di noi vaporizzando i nostri affetti in qualsiasi momento. Pensate quant’era bello prima, quando qualsivoglia documento, ogni strafottutissima foto o pornazzo scaricato col sudore della fronte erano accessibili da una sola, inequivocabile postazione. Cioè quella del nostro desktop con la manovella al posto del tasto d’avvio o home computer del Pleistocene. E non consultabile anche mentre siamo al bidet tramite freddi e insulsi dispositivi portatili dal nome generalmente iniziante per “i”.

Quando ogni cartella, ogni singolo file e byte non erano condivisi con nessun altro se non con il nostro fido hard disk, floppy o nastro magnetico, che imbrattavamo a manina col pennarello tremulo o imparavamo a chiamare per nome, e cognome, e che custodivamo gelosamente accanto a noi. Del rapporto più intimo e vero che c’era con queste memorie passeggere ma a noi così fisicamente vicine e tangibili, che morivano senza preavviso, un dì, preferibilmente di lunedì, portandosi appresso nei paradisi informatici all’epoca ancora indifferenziati oltre ai dati anche un :cattivo: pezzettino del nostro cuore…

                   

Se non leggi almeno uno di questi post poco correlati un giorno morirai.

23 convinti sostenitori di Clemente Mastella

  1. January 30, 2010 at 3:19 pm
    Prepuzio
  2. January 30, 2010 at 4:01 pm
    l'emix ama le tette grosse.
  3. January 31, 2010 at 6:23 pm
    essere disgustoso*
  4. January 31, 2010 at 9:17 pm
    Saamaya
  5. February 1, 2010 at 2:55 pm
    Luis
  6. February 1, 2010 at 4:41 pm
    Rudy Bandiera
  7. February 1, 2010 at 5:18 pm
    Luis
  8. February 2, 2010 at 11:23 am
    paz83
  9. February 2, 2010 at 2:24 pm
    Tonks
  10. February 2, 2010 at 2:34 pm
    Luis
  11. February 7, 2010 at 12:40 pm
    TheLegs
  12. February 8, 2010 at 10:27 pm
    Luis
  13. February 10, 2010 at 5:33 pm
    Signor Frank
  14. February 10, 2010 at 6:48 pm
    Luis
  15. February 10, 2010 at 7:05 pm
    Tonks
  16. February 10, 2010 at 8:23 pm
    Luis
  17. February 10, 2010 at 8:26 pm
    Rudy Bandiera
  18. February 10, 2010 at 11:15 pm
    Signor Frank
  19. February 11, 2010 at 10:42 am
    Pupazza
  20. February 11, 2010 at 10:51 am
    Pupazza
  21. February 11, 2010 at 1:12 pm
    Luis
  22. February 11, 2010 at 3:08 pm
    Pupazza
  23. February 11, 2010 at 11:28 pm
    Signor Frank

Chi te la fa fare a commentare le mie cazzate?





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