Opinioni psichedeliche, sentenze ineducate e altri stoltiloqui

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giugno 2010

Tutto questo gran parlare di Taricone mi fa bollire lo scroto

Paracadutismo

Benché non ne sia un grosso appassionato (ho seguito solo distrattamente le vicende del primo dei grandi fratelli erogati), considero i reality sciò degli interessanti esperimenti socioantropologici falliti. Dei mammiferi dalla personalità sfaccettata quanto una tavoletta del WC impregnata di merda avariata di scimpanzé vengono rinchiusi nella stessa casa/isola/fattoria, oziosamente ripresi da dozzine di telecamere mentre copulano, bestemmiano e si espongono al pubblico ludibrio, spiati da ogni

Voglia di qualcosa di buono

Bambino buono

Ugo affamatissimo, stanco morto dopo il lavoro, decide come al solito di entrare in un fast food appartenente a una nota catena per rifocillarsi, ben sapendo che i panini in realtà vengono preparati con la tenera ciccia di bambini del terzo mondo prelevati e ammassati in grandi quantità (probabilmente senza ascoltare il loro insignificante parere), indi tuffati dentro un orribile e gigantesco tritacarne ultrapuzzolente, è più economico e così si abbattono i costi di produzione, le economie di

È il razzo che dà la gioia

Meteos

Meteos è una delle più illustri e chiacchierate variazioni sul tema Columns fuoriuscite dalla pidocchiosa testa di un qualche acclamato creativo giappoleso negli ultimi anni (in questo caso parliamo dell’incontro/scontro titanico di menti quali quelle di Tetsuya Mizuguchi — “suggeritore” e fondatore di Q Entertainment, oltreché autore di arsgiochi quali Rez e Lumines — e di Masahiro Sakurai, il designer, l’ometto dietro Kirby e Super Smash Bros). C’è chi lo bolla con alterigia come l’ennesimo, classico puzzle

José de Sousa Saramago, 1922-2010

Saramago

Se n’è andato il più grande degli scrittori viventi. Tra quelli non attivi ad autopubblicizzarsi su FriendFeed e gli altri social network.

Annotazioni di altro spessore tecnico purgativo sui mondiali in corso

Vuvuzelas

Sarà il masochismo che avanza con l’età, o la sordità incipiente, ma a me le vuvuzelaS cominciano incredibilmente a stare un po’ meno sui cojotes e a dare assuefazione. Sarà perché creano quell’atmosfera onirica e un po’ così che dal divano di casa ti senti emotivamente catapultato in una sorta di dimensione parallela nella quale all’improvviso ogni cosa può accadere. O magari perché comunicano alle mie gonadi una sorta di strana tensione primitiva in grado di trasformare anche il più fesso degli zero a zero giocato tutto a

Gli esuberi

Lavoratori

Gli onesti operai di una grande fabbrica sono convocati dai loro dirigenti. Vengono chiesti sacrifici, responsabilità, straordinari non pagati. La rinuncia a diritti un tempo considerati inalienabili, per combattere una crisi che non dà respiro. L’alternativa è la perdita dei posti di lavoro, lo smantellamento totale e irreversibile. Il trasferimento della produzione in Qoolonystan, dove piccoli omini non chiedono altro che di sgobbare trentasei ore al giorno in cambio di frustate sullo scroto e un po’ di

Il fattore Q

Paraguay

Il Paraguay non è cambiato di una virgola rispetto a quello di Francia ’98, eliminato da un golden gol transalpino al termine dei centotredici minuti più soporiferi che l’umanità ricordi. Eroici catenacciari con la maglia del Lanerossi Vicenza che quando si ritrovano un pallone tra i piedi lo guardano straniti, come se si trattasse di un pericoloso ordigno in grado difargli esplodere l’acconciatura. Non tentando neppure seriamente di orchestrare alcunché, ma affidandosi con orgoglio ai soli calci da fermo (ma Chilavert

Gilmore Girls 1st season

Alexis Bledel

Rory commenta un voto alto/basso/medio a scuola: “It’s weird”. Rory viene lasciata/si mette con qualcuno: “It’s weird”. Rory davanti a un comune tostapane: “It’s weird”. Rory scopre che la mamma fa sesso anale col suo prof, suo padre, il barista, E.T. l’extraterrestre e mezza squadra di football della sua città: “It’s weird”.

Un mondo che non si può più riaggiustare

The Road

The Road è uscito dopo lunghi ritardi in Italia perché giudicato troppo lento e disperato per i gusti del pubblico. (In un trailer avevano stipato le rare scene d’azione per farlo sembrare un film in cui si sparacchia e accalappiare qualche sprovveduto). Hillcoat compie la folle operazione di prendere un romanzo celebratissimo e ultranichilista, e di aggiungergli una topa, lì poco presente, rendendola protagonista di un parto orribile, e di flashback nostalgici in piccole dosi agrodolci. A livello visivo la pellicola è travolgente. Le scenografie

È troppo stancante trovare un titolo a questo post

Atollo

È estate, le temperature si innalzano vertiginosamente, il prezzo delle bottigliette d’acqua da 50 cl nei chioschi supera quello del greggio e del sangue di San Gennaro, le tribune politiche annaspano nell’indifferenza generale e in quella degli osservatori dell’ONU, l’asfalto prende vita, fagocitando turisti giapponesi e ideali. Ciò frulla via per sempre la voglia di fare qualcosa di diverso (qualsiasi cosa) dall’oziare chirurgicamente spaparanzati su atolli lontanissimi suggendo ettolitri di elisir ghiacciato di

Derubare l’utente medio

Narnia

La mefitica Strega Bianca ha lanciato un micidiale incantesimo sulle pallosissime terre di Narnia, partorite da C. S. Lewis e condannate (a mio avviso giustamente) a rimanere sepolte dalla neve per l’eternità. Abbiamo alcuni bambini dall’aria un po’ viziata, ben animati ma del tutto privi di carisma, che gironzolano per queste brulle lande in visuale isometrica. Trascorrono le loro oziose giornate tirando calci, spadate e palle di neve alle empie creature del luogo allo scopo di raccogliere cibarie e gadget poco

Il secondo album è sempre il più difficile

Digable Planets

È questa la poco originale storia dei Digable Planets, talentuosa formazione anni 90 maestra nel fondere (acid) jazz e hip hop probabilmente in uno dei più fluidi, organici e naturali dei modi possibili, facendo fruttare la lezione di istituzioni dell'”underground rap” quali A Tribe Called Quest, Gang Starr e The Roots. L’album di esordio Reachin’ (A New Refutation of Time and Space), nel quale saccheggiavano a mani basse Art Blakey, Herbie Hancock, Kool & the Gang e tanta altra stupenda gente, fu lanciato in

Psycho-opinioni sparse sull’universo vol. 1

Hello Kitty

Il titolo de Il Giornale è quanto di più. Sbarabableurgh, carpiato. Pensala come ti pare, ma inneggiare alle uccisioni (in extraterritoriali acque poi), semplicemente, no. Un quotidiano (a finanziamento statale) non è il blogghettino di periferia dove urlare il trucidamente scorretto, senza filtri, senza cervello, scorreggiando più forte, sempre un po’ di più, per attirare l’attenzione. Nessuna sorpresa, ma il giochino ha un limite. Se l’Ordine dei Giornalisti (o chi per lui) esistesse, queste marranate sarebbero assolutamente

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