Sogno la casa oramai antica di una fidanzata psichedelica. Incorporeo e insonorizzato perquisisco, apro le stanze. Dotato di soli occhi, ritrovo il bagno, luminoso e incustodito. Frugo lo stipetto dei medicinali alla ricerca di forti emozioni, o più realisticamente di liquido spermicida. Visione fugace laterale, scorgo la sorella maggiore, contesa da intellettualoni palestrati mangiati rapidamente. Continua a sovrastarla psicologicamente imponendole piccole umiliazioni, usa la sua stanza come discarica incontrollata. Accedo al giardino, risorsa sorprendente e in apparenza quasi illimitata. Il padre in canottiera, escluso dal mondo, sfama le aiuole con passione. La figlia mi sfugge, senza troppe spiegazioni si apparta in uno dei tantissimi rifugi a fumare circondata da un silenzio impenetrabile. Si alza da tavola con le sue sigarette, abbronzatissima, attiva abilmente la modalità stealth, e corre, corre. Si smaterializza, più che altro, per riapparire probabilmente nei pressi del nascondiglio, mentre da qualche parte qualcuno rende visita parlando un dialetto laborioso e oscuro. In un pomeriggio pigro, raccolgo il medkit abbandonato ed evado, ancora una volta, inghiottito dai reticoli della stazione.

Foto di Caterina Matricardi.