clydeye — Naples
Napoli

al telefono è tardi
ingoiato da un treno
da rotaie ammazzato
impassibile scendo
già rimbalzo inadatto
dolciruvidi baci

proporzioni inelastiche
inartistiche bibliche
con le mie non sentivo
più bisogno spiegare
ma soltanto afferrare
catturare la grande
quell’icona rovente
ascendente del cielo
prepotente che infiamma
che arde palla si sparge
sulla vita nel ventre
si dirama Città
fino a quando scoprire
perlustrare è svanire

abbaglianti le strade
inebrianti le strade
che squarciate a ogni passo
Lea ora avanza indietreggia
introduce con mani
ben tornite farcite
prese in porte segrete
ma se in mille rinchiuso
mille volte introdotto
io rapito sedotto
nella casa più bassa
che più villa non è
ma sprigiona gli odori

ha un incedere dolce
solo suo frastagliato
come sua quella voce
non collego più all’esile
impalpato non colgo
non riamato bendato
non a stringere un volto
come mai come prima

mi sorprendono piazze
prospettive si fondono
a quell’unico ventre
spiegazione possibile
Noi girovaghi mentre
la Città parla tace
tace muore più forte
parla tace sospesa

Lea la immagino giace
sul pinnacolo stende
sulla cima del circo
arti troppi per sé
per sottrarre a caduta
la notevole pioggia
di cestini con dentro
reclamante sorpresa

Lea sì il mondo fa male
ma non qui dove azzurro
è perfino sedere
in un mare che approva
è l’immoto e invecchiare
è aspettare paure
maturare alla fine
è soltanto indurire