Artista stradale

Li adoro, da sempre. Anche se poi la maggior parte di loro in realtà mi lascia abbastanza indifferente. Stravedo più che altro per l’idea romantica che essi si portano appresso: uomini pensanti (o più probabilmente no), variopinte frikkettone folkabbestia nazipunk all’ultimo stadio strappate probabilmente a qualche gangbang che, almeno per un istante, lasciano tutto, finanziamenti, mutui subprime, internet, iPhone, iKazz… davvero tutto quanto contraddistingue la nostra perbenistica esistenza 2.0 di ometti e donnine accettati dalla società.

Lo fanno per riappropriarsi delle piazze, delle strade, dei viali alberati e dei defecatissimi monumenti che adornano le nostre città, esibendo illegalmente tutto ciò che hanno a loro disposizione: se stessi. Certamente non li confonderei con i normali, comuni e noiosi accattoni. Come restare estranei, indifferenti di fronte al fascino tutto bohémienne dell’uomo-uccello (in tutti i sensi); o a quello dell’uomo invisibile, dietro il quale si cela il solito negro fattone adornato da un imponente ciuffo d’ananas e da addominali scultorei bene in mostra anche a Natale; o ancora il cane rasta avvolto nel bandierone della Giamaica che porta al guinzaglio l’uomo-cane, capace di ingerire quantità preoccupanti di combustibile pur di emettere enormi lingue di fuoco con la massima disinvoltura? Chiaramente non è possibile.

E ancora, come si fa a rimanere impassibili vedendoli estrarre da chissà dove e poi roteare imponenti bastoni, arance, angurie, cetrioli e frutteti di ogni tipo, disegnando contemporaneamente spettacolose madonne destinate a essere lavate via per sempre da un abulico pomeriggio di pioggia? Ovviamente non si può, pertanto non capisco chi vorrebbe isolarli, catturarli o anche solo manganellare un po’ creativamente le loro esuberanti manifestazioni in nome dell’ordine pubblico o dell’anarco-capitalismo più spavaldo.