Matite
nick_natz — World of Color
Rubare un pennello, rubarne due. Un grande pennello e un pennello grande ancor di più, per cambiare definitivamente aspetto alle pareti del globo. Ma soprattutto per ridipingere la gente. Non sono molte in realtà le possibilità che si presentano. Armati. Con un pennello. Periodo giallo. Periodo blu. Periodo esistenzialista-iperrealista a pois. E poi?

Esiste un problema piuttosto ciccione di sopravvalutazione di quello che si può fare a partire dalle proprie finite possibilità. I neuroni in collegamento internazionale da Cape Canaveral per suonare in varie salse le stesse note sono sempre quelli, galeotti, che ci impediscono di essere una divinità qualsiasi vera o presunta. La tecnica può essere affinata, l’architettura può essere danzata sì, e anche con qualche simpatica variazione sul tema, ma a un certo punto ci si parano dinnanzi ostacoli e vibratori insormontabili, o comunque ben più grossi e minacciosi di noi.

Ho sempre considerato come un grave atto di superbia da parte degli scrittori scrivere tanti libri e da parte dei musicisti incidere molti dischi. Se i blogger non fossero solo semplici creature circensi ovvero dei simpatici cazzoni in libertà si potrebbe tentare un discorso analogo nei loro confronti, ma non mi sembra il caso. Kafka sarebbe stato anche soltanto un cincinnino meno immenso se avesse partorito in tutta la sua breve e sfigatissima esistenza solo Gregor Samsa? Il discorso dei Joy Division non è forse chiarissimo anche solo con due lugubri, feroci e imperituri albi, senza best of quadrupli e reunion tour del quarantennale per raggranellare la grana? E alloraaaaaa…

È evidente che, raggiunto un certo grado di benessere, buona parte della popolazione mondiale, in preda a insopprimibili esigenze espressive, si sia data alla pazza e sconsiderata produzione di manufatti pseudoartistici e roba degenere. Difficile in tanto caos e con una bomba ar culo che sta per esplodere distinguere tra le pietre preziose dal valore inestimabile, degne di essere incellofanate e ibernate a uso alieno, l’aurea medietà scambiata per altro causa allucinazioni collettive e la semplice rumenta improponibile. Impossibile farsi un quadro clinico completo della situazione, cosa che costringe praticamente chiunque a millantare competenze e conoscenze inesistenti o quasi. Pur di poter continuare a pontificare in santa pace.

Insomma, la morale è sempre quella, fai merenda con girel… ah no… se tutti, artisti, giullari, musicisti, santi e saltimbanchi compresi si sforzassero a postare di meno, gravando in maniera quantitativamente meno insopportabile sui posteri, sui motori di ricerca, sui Goooooooogle, gli Yahoo! e gli Astalavista della vita, Marte sarebbe ancora un mondo migliore.