In questo specifico caso trovo poco interessante la performance (sì, dopo anni di carriera si è guadagnato la, yawn, possibilità di attaccare la, zzz, banana al muro, bravo). Sinceramente molte di queste cose mi sembrano microvariazioni prevedibili di provocazioni più o meno già fatte, digerite e ricagate. O comunque, diciamocelo, molto “nell’aria”. Cioè sfornabili senza particolare sforzo creativo e immaginativo e che vanno a parare sempre dalle stesse parti. (Sì, la banana ha molti riferimenti colti, pure troppi, con le solite autocitazioni e le immancabili riflessioni ricorsive per addetti ai lavori sul mondo dell’arte stessa: yawn pure qui; e, sì, l’arte concettuale in teoria non è più una provocazione da un sacco di tempo, dal dadaismo?, ma a volte è ancora così, questo aspetto è presente, qui tra di noi possiamo anche evitare di prenderci in giro). Così com’è preventivabile la reazione delle folle sempre perennemente e stolidamente indignate («Oooooh, quanti soldi che girano mentre le genti muoiono di fame, che schifo, signora mia», detto mentre ultimo iPhone in pugno vanno a vedere Ronaldo o Steven Seagal, che notoriamente hanno uno stile di vita da monaci benedettini). 

Ecco, stavo cercando giusto questo. A me una roba del genere entusiasmerebbe parecchio di più dei fiacchi contenuti e della (presunta) violenta carica beffarda della banana di Cattelan. Che comunque come artista è infinitamente meglio di Bansky (eeeeeh, ma lui non è tutto concentrato su se stesso, parla alla ggente, si preoccupa del mondo che lo circonda e dei grandi temi, manda i messaggioni sociali!1!1).

Condivido molto invece la critica di fondo alla feispalmabile grettezza di quelli che rifiutano l’arte contemporanea in toto perché secondo loro l’artista di oggi dovrebbe dedicarsi per forza all’arte figurativa, o comunque muoversi entro confini già segnati, quelli corrispondenti alla propria personale, pigra e apparentemente immutabile comfort zone. Possibilmente dipingendo angioli e maronne come nel Cinquecento (magari gli vanno bene pure cose recenti, le più estetizzanti, possibilmente, ma insomma, il concetto è quello). Sfoggiando una tecnica fenomenale, pressoché unico parametro di valutazione preso in considerazione. (Hint: vi piacciono dei fantastici artigiani con la fantasia degli impiegati del catasto. L’arte prevede l’idea, l’estro, il genio creativo. Qualcuno che rompa, o possa anche rompere, se la sua visione lo richiede, le regole, gli schemi e le convenzioni esistenti in maniera avveduta, avendo la forza, la consapevolezza e l’autorevolezza per farlo. E ovviamente secoli di storia ed evoluzione artistica, con tutto ciò che hanno comportato e con le lezioni che si portano appresso, non possono essere ignorati).

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