Internet al gabinetto
.scooter — obsessive
Oggi voglio rivelarti un segreto, un segreto abnorme. La carta stampata è in crisi nera. Meglio così. Verranno uccisi molti meno alberi, e a me gli alberi piacciono taaaaaanto. Soprattutto in fotografia. Si consumerà però un sacco di energia elettrica in più per sfamare i poveri computer negri di tutto il mondo che verranno usati insaziabilmente dalla gente sull’autobus, al cesso e anche nei bar allo scopo di apprendere le notizie, visto che la carta fa schifo e a detta degli analisti interna(u)ti non serve più e nessuno sarà più così scemo da pagare per un giornale che può avere gratis su internet, ma al limite solo scroccare stupende, prestigiose e autorevoli testate cartacee del calibro di Metro, Leggo e City dove scrivono, si sa, i più scintillanti editorialisti di tutti i templi!

Mi sembra che alla base del giornalismo tutto ci sia il solito problemone irrisolvibile. Ti sei mai chiesto veramente perché i giornalisti scrivono con l’ausilio principalmente dei loro ani, partorendo grazie a questi reboanti stronzate in quantità industriale? Ma è ovvio, ciò non accade perché sono antropomorficamente inferiori al resto della razza umana (oddio, anche per questo), bensì per una mera questione economica. Se sono costretto a informarmi per informare, se debbo scrivere un approfondimento (perché la moda ora è quella di dire: “la carta stampata se vuol continuare a esistere non deve e non può più mettersi in concorrenza con internet perché altrimenti verrebbe buggerata, troppo più veloce la rete delle reti, ma puntare sugli approfondimenti“… come se ciò non equivalesse a un ridimensionamento enorme e MicroMega potesse un giorno vendere quanto il Corriere, prenderne il posto, o come se dietro un dossier con i controcoglioni non ci fosse qualche stronzo con la famiglia da mantenere ma si scrivesse da solo in cinque minuti come per magia!)(ammesso e non concesso che ottenga poi tutto questo successone da parte di masse che leggono un libro all’anno di solito scritto da Harry Potter in persona).

Se devo confezionare un pezzo da premio Pulitzer, dicevo, o anche solo un articolo che non sia fatto di fregnacce messe insieme a casaccio con lo sputo confidando nell’ignoranza del lettore che si accorge delle boiate solo se si va a toccare il ramo in cui è ferrato, mi tocca studiare, fare ricerche specifiche, mantenermi aggiornato, verificare il più possibile le informazioni, mettere in difficoltà le mie stesse opinioni scolpite nella roccia su qualcosa per rendere ciò che scrivo più solido e migliore. E molto, moltissimo altro. Diplomi e lauree sono solo una vacua base, possono servire a dare un metodo, ma poi.

Questo richiede appunto molto tempo, uno sforzo gargantuesco, quasi sovrumano e terribilmente demodé, abnegazione liquida. Ciò cozza contro la necessità di riempire in continuazione giornali e riviste di nuove e più fresche stronzate. E il tutto andrebbe ovviamente ricompensato, mentre le briciole che gli editori sono disposti a lasciar cadere al suolo dal loro regale banchetto son poche (non perché siano necessariamente avari e malvagi, ma per il fatto che altrimenti, specie quelli più piccini e slegati da grandi gruppi di potere — e dai quali per questo ci si aspetta più irriverenza e sincera scostumatezza — non ci rientrerebbero o non avrebbero convenienza a fare questo sudicio mestiere).

È possibile che la rete sia sopravvalutata da chi ne fa un uso intensivo e abituale. Il nerd pantofolato commette il folle errore di pensare che la casalinga di Voghera, l’alpinista o la modella col gonnellino girofaiga e dozzine di culturisti ai suoi piedi, solo per il fatto di essere dotati anche loro di connessione a internet largobandosa la utilizzino e vogliano utilizzarla quanto e come lui, godano come ricci stando al PC tutto il giorno a farsi venire le emorroidi come lui, siano smaliziati quanto lui, ecc. O che comunque sia una questione di pochi mesi o anni, e puff!, verranno assimilati ogni resistenza è futile. Preconizzando, quindi, una società composta interamente da pustolosissimi e deformi individui simili a lui.

Costui non tiene presente tra l’altro che la vera internet è in inglese. Quindi, chi non capisce tale idioma è tagliato fuori da quasi tutti i contenuti più interessanti, o comunque dal 90% dei contenuti tout court. E anche per chi l’inglese lo mastica un po’ è pur sempre una faticaccia leggere su schermo ciclopiche quantità di testo abbaiato nella più merdosa delle lingue straniere e spesso in caratteri microscopici (i niubboni nemmeno sanno che con CTRL e la rotellina si può ingrandire il testo, ottenendo come effetto collaterale quello di deformare orribilmente la pagina web che stavano visitando, allontanando l’oculista che già pregustava la TV al plasma nuova). Perfino per le risorse che non richiedono la conoscenza dell’inglese, ti