La legge sugli sconti dei libri fa cacare tonni insuperati

Il libro non è un bene come un altro. Si tratta del veicolo culturale per eccellenza, più dei supporti ottici. Posso apprendere, chessò, la storia della letteratura o quella del cazzeggio nella Mesopotamia antica da un CD musicale o da un DVD/BD con su immortalato un film? Magari sì, ma è più complicato. Se in qualsivoglia liceo e università del mondo, nonostante tutto, gli strumenti principali di apprendimento restano degli insiemi di pagine stampate, numerate e aromatizzate rilegati in pratici volumi un motivo ci sarà. Il fatto che il libro rappresenti un bene da tutelare vuol quindi dire che sia (cervelloticamente) meglio fare in modo che costi di più al pubblico? Direi proprio il contrario. Chi ha Libri Televisione
fixing a hole in the ocean
a disposizione un budget mensile ristretto, e quindi non può tanto permettersi il discorso “preferisco pagare di più perché il piccolo libraio è tanto pucci e mi dà sempre i consigli vincenti”, ora potrà banalmente acquistare meno tomi da usare per bullarsi con gli amici. Insomma, da questo punto di vista non c’è poi tanta differenza con beni più volgari e meno blasonati, come la carta igienica o i panettoni.

C’è chi sostiene che gli sconti siano in realtà fittizi perché prima le grandi catene aumenterebbero truffaldinamente i prezzi blabla. Può essere, ma intanto sarebbe pure ora che qualcuno pubblicasse un’indagine seria e documentata in proposito, dato che i “lo so e basta, è così, io ci lavoro, me l’ha detto a mio cuggino” lasciano sempre un po’ il tempo che trovano. Inoltre sono convinto che il divoratore abituale, allettato dalle offerte, non sia tanto stupido da non accorgersi di quanti denari fuoriescano complessivamente e realmente dalle sue tasche, se acquistare libri in un dato momento sia davvero conveniente o no. Insomma, se le mele me le fanno pagare quattro euro al chilo me ne rendo conto che sono care perché dal fruttivendolo ci vado spesso e sto attento ai prezzi. Mettiamoci pure che l’AIB in pirzona ha scritto un’accorata letterina a Napolitano, Schifani, ecc. appunto perché convinta che la nuova legge mazzolerà in modo significativo le biblioteche pubbliche.

Non tutti i libri sono uguali e hanno pari dignità, nonostante l’IVA applicata resti sempre la stessa. Kant e Fabio Volo hanno tra di loro meno cose in comune di quante ne abbia io con Megan Fox. Molti dei best seller sono, quando va bene, mero intrattenimento a opera dei personaggi del momento, prestidigitatori, cuochi, meteorine, centrocampisti, ciarlatani. Non cultura, nel senso più aulico, almeno. I sostenitori della legge Levi (che è del PD, nonostante il relatore sia il pidiellino Franco Asciutti… un giorno bisognerà fare qualche domandina a Bersani in merito alle liberalizzazioni delle quali si dipingeva alfiere) e coloro i quali invocavano misure ancora più protezionistiche sostengono che a diminuire sarà solo il prezzo dei best seller. A me pare invece che gli sconti praticati dalle grandi catene non riguardino solo questi ultimi. Poi qui siamo al paradosso: si invocano misure illiberali per permettere alle piccole librerie di sopravvivere, in quanto portatrici di “diversità”. Quindi, se ciò fosse vero, dovrebbero reggersi soprattutto vendendo libri poco commerciali, schifati dalle menti fredde e calcolatrici che stanno alla guida delle grande catene. Invece no, colpo di scena, le piccole librerie campano vendendo Moccia e Faletti, tant’è che se non riescono a piazzarne un numero adeguato di copie vanno in crisi e hanno bisogno dell’aiuto di Mamma Stato, e il libro di nicchia hai più probabilità di trovarlo online. È davvero così utile allora preservare questa “diversità”?

Esiste poi una roba chiamata teoria della coda lunga: grazie ai media digitali, i prodotti di nicchia hanno molte più possibilità di generare profitti. C’è spazio per tutti gli autori, senza misure protezionistiche. Anche perché mentre la grande catena può permettersi di tenere in magazzino una copia del capolavoro cecoslovacco misconosciuto e invendibile, dato che a un certo punto arriva il pazzo che se lo piglia, per il negozietto avere sul groppone libri molto difficili da smaltire potrebbe risultare un incubo. I cambiamenti esistono, e portano traumi. Salvaguardare a tutti i costi il lavoro del piccolo libraio può non essere la scelta migliore per la società, o addirittura rivelarsi alla lunga insensato. È pieno di attività di altro tipo che chiudono perché non hanno mercato, i loro proprietari si riciclano facendo qualcosa di più remunerativo e utile. Quando i dischi fisici hanno smesso di vendere il negozio vicino casa mia si è tramutato magicamente in una gelateria. Ciò è stato forse un po’ triste (per lui e direi anche in generale) ma questo non mi ha impedito di ascoltare musica. Tutt’altro. Alcuni tipi di lavori sono resi semplicemente obsoleti dal progresso galoppante e insistere a difenderli sa di lotta di retroguardia, se non di accanimento terapeutico.

C’è chi dice poi che la legge non serva a salvare le piccole librerie (credo poco tra l’altro al loro ruolo di luogo di aggregazione culturale, penso che bibilioteche e università assolvano già egregiamente questo compito). Bensì a regolamentare il mercato, garantendo la pluralità degli operatori attivi all’interno dello stesso, per evitare che siano pochi soggetti a dominarlo. Siamo sempre lì, al divieto alla Conad di fare il Bis sennò l’alimentari all’angolo poverino chiude. È il capitalismo, baby. Piaccia o no, siamo in regime di libero mercato. Devono esserci delle regole, certo, ma in Italia non mi pare che ce ne siano poche (in generale), anzi. Sarebbe bene ce ne fossero di meno (ma più chiare ed efficaci), non di più, non c’è bisogno di un altro cartello corporativo. Sui lacci e sui lacciuoli Berlusconi ci ha campato vent’anni (senza toglierli). (Se il problema è Amazon che fa dumping si può applicare la normativa esistente in materia che ha portato alla condanna di varie aziende, o nel caso risulti inutilizzabile se ne può studiare una apposita, invece di limitare illiberalmente gli sconti).

Ma soprattutto, la rivoluzione digitale è alle porte (anzi, è in atto). Un anno di National Geographic costa l’equivalente di poco più di dieci eurI negli Stati Uniti, grazie alla distribuzione digitale. Il libro fisico lo devi stampare, distribuire, ti tocca gestire i resi, ecc. Tutte operazioni che con il digitale non esistono. Difficile che nel lungo periodo, ma anche solo nel medio, se il mercato funziona in maniera appena decente, possa non portare a consistenti risparmi (e a un minore impatto ambientale, sempre che la gente non cominci a cambiare ebook reader come le mutande). Di fronte a innegabili e consistenti vantaggi come questi sono convinto che le romantiche e un po’ luddistiche argomentazioni del tipo “ah, l’odore della carta”, “oh, la sensazione di euforia mistica che ti dà il libro nella borsetta” o “uh, lo sguardo penetrante del commesso di libreria, così gentile e palestrato” perderanno sempre più peso.

Per quanto riguarda i famosi e imperdibili confronti con glialtriPaesieuropei che sono sempre tanto in voga: la nazione dove prevale l’opzione “liberista” è l’Inghilterra. Lì la legge sul prezzo fesso è stata abolita, generando una politica degli sconti particolarmente aggressiva che ha portato financo il direttore generale di Waterstones – un’imponente catena che dà la pappa a quattromilacinquecento individui – a piagnucolare. Beh, sarò cinico, e magari anche un po’ baro, ma se uno così si lamenta vuol dire che le cose stanno andando proprio a gonfie vele. Per il consumatore. Gli sconti sui libri, c’è poco da fare, aiutano a venderne di più. Aumenta la probabilità che la gente legga, o lo faccia più spesso. C’è chi dice che chi non leggeva continuerà a (non) farlo, e che a comprare più libri sarà il lettore già assiduo. Bene, intanto questo è già un risultato. Inoltre, la prima affermazione appare eccessiva dato che un prezzo più basso comunque renderà più appetibile il bene in questione, invogliando all’acquisto almeno una piccola parte di coloro che rientrano nella fascia dei non-lettori. Per un meccanismo simile a quello che all’ipermercato porta a provare le Giravolte in offerta, anche se abitualmente non le si fila di striscio dato che, di questi tempi bui, il prezzo alto non invoglia ad ardite sperimentazioni.

15 pensieri su “La legge sugli sconti dei libri fa cacare tonni insuperati”

  1. Devo dire che, a parte questo mare di prosopopea per dire che l’argomento è solo merda per far pagare a tutti la multa di berlusconi, trovo assai snob discriminare sul mezzo.

    Libro meglio di audiovideo? E perché? E un ebook? Dipende dal supporto? Mah…

    Interessante invece la parentesi sulle liberalizzazioni solo con il culo degli altri e di come alla fine il sistema italia ti sputi in faccia finché non sei dentro qualcosa, poi la logica dei privilegi acquisiti la faccia da padrona.

    Da me ora van stra-di-moda i dibattiti sul salvare i cd. balneari (=i parassiti che pagano di canone demaniale un affitto sui 3000€/ettaro, lievemente sotto quello che, che so, paga un ambulante di mercato e manco parlo degli affitti di chi fa l’imprenditore davvero) o i sussidi per la pesca, anche se il pesce non c’è più e il poco pescato va bene giusto per essere strizzato nel serbatoio di un califfone ante-guerra.

    Naturalmente l’idea che magari si potrebbero ricollocare risorse è assolutamente taboo, lo stesso taboo di chi vuole il posto, mai il lavoro, e una volta dentro inizia furiosamente a grattarsi, pronto a gridare “articolo 18!!” come viene cazziato per la produttività di un critico pittorico videoleso o con cognome “sgarbi”.

    Non ti scordare che in italia (minuscolo, again) si riesce a vendere ebook che costino più dell’equivalente su carta, nessun motivo sensato di questo è fornito, oltre tutto funestati da una ridda di DRM che al confronto il bloccone di pagine è il sacro graal dello sharing. E non scordare nemmeno il tracollo di Barnes&Noble, vai.

    Il che mi fa pensare che hai scelto un font con “e” commerciali assolutamente ineleganti, quindi leggi senz’altro fabio volo.

  2. Sei spietato.
    Ma in fondo ti do ragione.
    Non ci sono mai andata nella piccola boutique del libro: bazzico nelle grandi librerie, sono sempre attratta dagli sconti che, peraltro, mi portano a comprare di più di quanto mi serva; frequento assiduamente la biblioteca; pratico il bookcrossing e leggo molto su internet.
    Ma il libro sul comodino ha un prezzo che son sempre disposta a pagare.

  3. Sei spietato.
    Ma in fondo ti do ragione.
    Non ci sono mai andata nella piccola boutique del libro: bazzico nelle grandi librerie, sono sempre attratta dagli sconti che, peraltro, mi portano a comprare di più di quanto mi serva; frequento assiduamente la biblioteca; pratico il bookcrossing e leggo molto su internet.
    Ma il libro sul comodino ha un prezzo che son sempre disposta a pagare.

  4. Sinceramente non so quanto ‘sta legge cambierà le carte in tavola: gli sconti vengono operati nella stragrande maggioranza dei casi su edizioni economiche: su un costo di dieci euro, se si passa da un trenta a un quindi per cento, la differenza è di 1,5 euro… Non tale da dissuadere chi comprava libri prima a non comprarli più…

  5. Sinceramente non so quanto ‘sta legge cambierà le carte in tavola: gli sconti vengono operati nella stragrande maggioranza dei casi su edizioni economiche: su un costo di dieci euro, se si passa da un trenta a un quindi per cento, la differenza è di 1,5 euro… Non tale da dissuadere chi comprava libri prima a non comprarli più…

  6. Quando passo davanti ad una “piccola libreria antiqua piena di valori intrinseci” :telodicevo: , faccio le corna e mi segno scappando via come un vampiro glamour di fronte ad una bagna cauda :urka: … eppure i miei 3-4 libriccini al mese me li leggo :evvai:

    Chissà… se aprissero una piccola libreria a forma di cozza :mastella: , magari

    Cordialità

    Attila

  7. Quando passo davanti ad una “piccola libreria antiqua piena di valori intrinseci” :telodicevo: , faccio le corna e mi segno scappando via come un vampiro glamour di fronte ad una bagna cauda :urka: … eppure i miei 3-4 libriccini al mese me li leggo :evvai:

    Chissà… se aprissero una piccola libreria a forma di cozza :mastella: , magari

    Cordialità

    Attila

  8. Bird. La prosopopea serve per cercare di confutare quelle che mi sembravano le più ricorrenti argomentazioni delle tesi protezionistiche. Da quello che scrivo pensavo si capisse che per me libro cartaceo ed ebook pari son. Non mi sembra un atteggiamento snobistico, ma semplicemente un dato di fatto oggettivo che la cultura a trecentosessanta gradi si sia diffusa e si diffonda prevalentemente grazie ai libri (questo non vuol dire sminuire gli altri media, che hanno peculiarità, anche espressive, diverse). Sì, ok, uno si registra le lezioni del prof, per chi studia scienza o medicina saranno indispensabili esercitazioni pratiche ed esami di laboratorio, ecc. ma alla fine un punto di riferimento scritto è irrinunciabile, e questo è quasi sempre costituito da testi di tante pagine, reali o virtuali che siano.

  9. Bird. La prosopopea serve per cercare di confutare quelle che mi sembravano le più ricorrenti argomentazioni delle tesi protezionistiche. Da quello che scrivo pensavo si capisse che per me libro cartaceo ed ebook pari son. Non mi sembra un atteggiamento snobistico, ma semplicemente un dato di fatto oggettivo che la cultura a trecentosessanta gradi si sia diffusa e si diffonda prevalentemente grazie ai libri (questo non vuol dire sminuire gli altri media, che hanno peculiarità, anche espressive, diverse). Sì, ok, uno si registra le lezioni del prof, per chi studia scienza o medicina saranno indispensabili esercitazioni pratiche ed esami di laboratorio, ecc. ma alla fine un punto di riferimento scritto è irrinunciabile, e questo è quasi sempre costituito da testi di tante pagine, reali o virtuali che siano.

  10. Mah, mi pare sempre un accostamento forzoso: il libro di testo scolastico non è sicuramente rappresentativo del mercato librario e si continua ad utilizzare quello per mancanza di altri mezzi (e miopia, mancata educazione, etc).

    Esistono tecniche di apprendimento migliori (edutainment o l’essere costretti a far lezioni ad altri su quegli argomenti, per dire), il fatto che sia ancora il più in voga prova… Mh, niente? Poco più che un post hoc; se per te non è snobbista, tanto meglio (ma ti fa perdere punti per la tua candidatura a pulitore di WC o rilettore di bozze per micromega, sappilo).

    L’ancora del testo scritto la trovo a dire il vero pericolosetta; a parte che il testo virtuale perde di crismi, mi ricorda un po’ la gente che si beve le peggio cazzate (toscanismo) neweig, comblottistiche o da zotico mungimucche alla riscossa “perché sta scritto su di un libro” o “lo dicono in quel documentario”.

  11. Mah, mi pare sempre un accostamento forzoso: il libro di testo scolastico non è sicuramente rappresentativo del mercato librario e si continua ad utilizzare quello per mancanza di altri mezzi (e miopia, mancata educazione, etc).

    Esistono tecniche di apprendimento migliori (edutainment o l’essere costretti a far lezioni ad altri su quegli argomenti, per dire), il fatto che sia ancora il più in voga prova… Mh, niente? Poco più che un post hoc; se per te non è snobbista, tanto meglio (ma ti fa perdere punti per la tua candidatura a pulitore di WC o rilettore di bozze per micromega, sappilo).

    L’ancora del testo scritto la trovo a dire il vero pericolosetta; a parte che il testo virtuale perde di crismi, mi ricorda un po’ la gente che si beve le peggio cazzate (toscanismo) neweig, comblottistiche o da zotico mungimucche alla riscossa “perché sta scritto su di un libro” o “lo dicono in quel documentario”.

  12. Non per fare lo stronzo… Nonostante l’occhiale figo che ti fa guadagnare circa un 20% di punti di share, il paragone con Megan Fox lo trovo abbastanza indecente! (Non c’entra una :nerd: , lo so, ma quando sento Megan Fox, i miei sensi si offuscano immantinente…)

  13. Non per fare lo stronzo… Nonostante l’occhiale figo che ti fa guadagnare circa un 20% di punti di share, il paragone con Megan Fox lo trovo abbastanza indecente! (Non c’entra una :nerd: , lo so, ma quando sento Megan Fox, i miei sensi si offuscano immantinente…)

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