Monika Grzymala
Utilizzando il nastro adesivo è possibile effettuare importanti riparazioni elettriche o idrauliche nella vita di tutti i giorni. Cosa sarebbe la nostra esistenza senza questa prodigiosa e appiccicosa invenzione che ci accompagna silenziosamente da molti lustri? Il nastro adesivo sta lì e tuttosommato non ci chiede nulla: non bisogna rifocillarlo a intervalli regolari, né portarlo a spasso a decorare creativamente i marciapiedi delle nostre città o a fare shopping assassino (per la carta di credito e per le nostre coronarie).

Monika Grzymala un bel giorno ha invece deciso di utilizzarlo quasi enigmisticamente, ma non per unire puntini dispersi o tubature disperate, bensì quale elemento inconsulto di rottura e di separazione urbana. Chilometri e chilometri di nastro ammaestrato, impazzito e nervosamente plasmato prendono vita negli stanzoni accecanti delle mostre. Attraversare ambienti apparentemente neutrali e inoffensivi e venire all’improvviso sommersi da un caotico tripudio di linee quasi isteriche messe lì a rappresentare un orizzonte sempre più sfuggente, il plumbeo cielo londinese in subbuglio o sa il cazzo quale altra traumatica e indisciplinata fantasia cittadina.