Il mio approccio a mostre e musei è di solito piuttosto esasperante per chi, chissà perché, mi circonda. Ho pagato, cazzo, pertanto voglio vedere tutto (facce dei custodi e cessi rinascimentali inclusi), leggere tutto (sì, anche le didascalie degli estintori) e, così, tanto per infierire, alla fine tornare pure indietro, officiando daccapo l’intero rito; più volte, allo scopo di esplorare, di assaporare meglio. Molesto come un molestatore, cocciuto come una mandria di muli selvatici.

Stavolta, però, essendo particolarmente scazzato, demotivato e debilitato dalla combattutissima supersfida di calciotto del giorno prima, ho preferito azionare senza discussioni la modalità punk umorale, passando in rassegna i vari reperti sbrigativamente, approssimativamente.

I musi equini prominenti, aristocratici; le statuette bellicose dei villani, scortati dai relativi animali domestici (dall’espressione spesso altrettanto aggressiva); i guerrieri di terracotta, macchine belligeranti gigantesche pronte a tornare subito in vita, con un cenno, in qualsiasi momento; le donnine nude, minute e disperatamente prive di arti, ma lo stesso grintose e combattive; tutti i contenitori misteriosi, eleganti, inusitati, scorrono via.

Fino all’incontro più significativo, quasi inenarrabile, nella sala centrale del primo piano.

La veste funeraria di un nobile, o sovrano, migliaia di tessere diverse, tenute insieme come per magia da un filo incantato, e in qualche modo restaurato. Si alza, ci viene incontro. Si fa luce nella notte della mostra.

Impressiona la giada bianca, resa scintillante dall’illuminazione, favolosa, e dall’accostamento all’oro. Nell’insieme, quasi più una corazza d’alabastro imperforabile indossata da un invasore spaziale immortale, che un ricordo della dinastia Han Occidentale (giusto un paio di secoli prima che un abile moltiplicatore di pani e pesci decidesse di movimentare creativamente il palcoscenico internazionale).

Per un attimo, al visitatore svagato sembra perfino possibile che quel reperto luminoso sia riuscito nello scopo per il quale era stato confezionato, con tanta perizia, attorno al defunto: preservare dalla corruzione la salma, addirittura trattenere l’anima.

Beh, almeno per un po’. Un foro posto sulla sommità della nuca avrebbe infatti dovuto agevolarne la fuoriuscita.

Cina. Nascita di un Impero. 22 settembre 2006 – 28 gennaio 2007, Scuderie del Quirinale (Roma).