Il viaggio. L’offerta. I grandi uccelli percussionisti sperduti in boschi allegorici o che si riuniscono col chiaro proposito di dare vita a party massonici in apparenza malinconoiosissimi. La solitudine dei robot guardoni, improbabili e danzerecci, imponenti elettroaddomesticati tenuti insieme con lo sputo che non supererebbero mai e poi mai la prova del palloncino. L’alienazione fumettosa dei meccanici dalle grandi braccia e dagli attrezzi di lavoro esagerati che sembrano portare sulle spalle tutto il peso della civiltà dei motori. Le persone mai incontrate, triocchiuti, buffi cyberpassanti coronati che attraversano i mari e i monti di alcuni fra i più tetri universi immaginabili e mai spalmati su carta, leggermente retroilluminati e resi più vivibili da costellazioni appena accennate sullo sfondo. Questi i temi, i soggetti e (direi soprattutto) gli incubi disinvoltamente illustrati da Nick Sheehy, Showchicken per gli amicici.

Showchicken

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