Archive for the ‘Musica’ Category

Lontano 1971 scolpito nella leggenda, la protesta selvaggia è alle spalle, ma l’hard rock psichedelico ha il dovere di continuare a lamentarsi incessantemente del sistema malvagio, musicalmente incarnato dalla reazionaria forma canzone. Giorgione Clinton, prozio del più famoso Bill, dopo aver fondato gruppi su gruppi, agguanta la mano sottovalutata di Eddie Hazel (uno dei più quotati e segretamente rimpianti violentatori di pedali wah-wah) e gli dice, orsù, mettiti una scopa nel culo e suona come se Continua a purgarti >>

Ho sempre reputato inumano che le rockstar siano obbligate per contratto a morire tra aspri duoli o ad abbandonare trentenni (manco fossero campioni di atletica leggera con la data di scadenza ben impressa sul lato b) il mondo tutto frizzi e cazzi degli Mtv awards per chiedere asilo politico da latitanti a qualche oscuro circolo bocciofilo. A travestirsi con barbe finte da montanaro, tipo l’ultimo Sting, e dire addio alle virili chitarre e agli effetti del mestiere per dedicarsi esclusivamente alla loro nuova, fiammante passione: suonare il Continua a purgarti >>

Nonostante la sprezzante difesa di un tizio del Manifesto, non mi s-convinco che la copertina di Rolling Stone sia una provocazione fiacca, senza buco e mordente. Nonché un allarmante segnale, l’ennesimo, che la sinistra più radical chic è tragicamente inadeguata alla realtà che ci circonda, e non sa più interpretarla. Lamentarsi perché la gente, a dx e a sx, non capisce quello che dici è un ossimoro: evidentemente sei tu che ti spieghi col culo e in ostrogoto. Ciò non è un difetto in assoluto Continua a purgarti >>

Tre fanciulle acqua, sapone e nutella incontratesi su un treno un dì, di martedì. Tre tastiere d’annata, armonie corali e una drum machine per un sound atmosferico distante mille miglia tanto da eiaculazioni similclassiche quanto dal baccano rocchenrolle che ormai ci affligge. Degli Stereolab inevitabilmente dekrautizzati resi ancora più ripetitivi, inoffensivi e cinematografici dalle avversità della vita (il monicker Au Revoir Simone deriva da una frase presente in Pee-wee’s Big Adventure di Tim Burton Continua a purgarti >>

Nonostante i miei attuali e umorali gusti propendano recisamente per il funky jazz, il folk ellenico e la musica worldiscoindiemomazurka souloungefreelectropop wavepunkinglese, “quand’ero più giuovine” ho avuto i bei miei precedenti penali da metallaro, che non rinnegherei nemmeno se minacciassero di spararmi nelle trombe di Eustachio a palla tutta la discografia di Bbburzum per l’eternità. Sguardo truce, chioma fluente (che avevo già da prima ma babbè), maglietta da metallaro (una, avuta in regalo). E poi Continua a purgarti >>

I Kraftwerk, non lo scopre certo il mio costumista, sono uno dei gruppi più incredibilmente geniali e decisivi mai partoriti. Non solo sono stati a dir poco insostituibili per lo sdoganamento della musica elettronica, un tempo rinchiusa nelle accademie. Ma senza di loro perfino baldi musicisti come i Platters, Michael Jackson e Anna Tatangelo avrebbero probabilmente battuto ben altre tangenziali. Il loro messaggio, recentemente appena riverniciato da una patina cupa e asfissiante, è stato capace di attraversare indenne intere ere Continua a purgarti >>

(E in Cangurolandia). Il gruppo che amo. In questo momento. Decisamente, i Cut Copy. Dan Whitford, professione aiutoimbianchino, graficosodomizzato, apprendistasalumiere diggièi. Dopo un periodo relativamente lungo di addestramento. Reclutò i suoi due adepti, australiani ambedue. (Mai capito il senso di questa nazione, tanto grande, tanto sola soletta sulle carte geografiche, io lascerei democraticamente decidere agli aborigeni o ai masupiali le sue sorti ma vabbè). All’inizio degli anni 2000 Continua a purgarti >>

Da degustatore di funky in tutte le sue salse non riesco a esimermi. Andiamo, non potete paragonarmi Michael Jackson a un Take That qualsiasi, o a quel ciccione di Simon Le Bon, solo perché “re del pop”, definizione apparentemente generosa ma che appiattisce e banalizza. Stiamo parlando di uno che ha reinventato i videoclip e la figura della popstar da combattimento. Un pezzo di anni 80 grosso così. Un Leroy Johnson eclettico gonfiato di anabolizzanti e in grado di bucare la dimensione un po’ farlocca del Continua a purgarti >>

Sounds of the universe è un negozio di dischi radical chic a Londra, ma, non essendo per il momento miliardario, non ho mai verificato di persona questa succosa informazione. Sounds of the universe è anche il titolo, suppongo fortemente autoironico, dell’ultimo disco dei Depeche Mode, ancora irrisi da molti o comunque presi poco sul serio per via di Just can’t get enough, una delle hit più tamarre o irresistibili dei primi anni 80 (in realtà partorita da Vince Clarke che poi fuggì schifato negli Yazoo/Erasure), e poi Everything counts in large Continua a purgarti >>

I Mindfunk (in origine Mindfuck, ma quei binettini della Sony/Epic li costrinsero a cambiare nome, terrorizzati dal possibile, devastante impatto della parolaccia sulla psiche delle massaie indifese) sono uno dei gruppazzi più sottovalutati espulsi dai primi anni 90. Costoro hanno assorbito nel corso delle varie formazioni che si sono susseguite (una diversa a ogni disco) gente che per un attimo è stata chiamata a far brillare i cessi di band rinomate quali M.O.D, Celtic Frost, Ministry, Soundgarden. E Continua a purgarti >>

Ok, è appurato: agli italiani la musica funk(y) proprio non va giù. Un’esterofilia stereotipata a senso unico, genuflessa solo in direzione di certe mode e modelli (santoni del classic rock, fattoni del circuito alternative, puttane del pop mainstream più platinato, profeti new wave nemici della fame nel mondo ma amicissimi del proprio, non esattamente terzomondista, conto in banca). E, sul fronte interno, troppi cantautori comunisti (ndSilvio) seriosi e dalle pretese intellettualoideggianti, più attenti ai Continua a purgarti >>

Fin da piccolo, mi è sempre piaciuto intervistare ggente di tutti i tipi, i colori, le estrazioni sociali, mettendo a rischio in alcuni casi la mia incolumità. Il motivo? Boh, ma sostanzialmente penso che, nonostante ciò che si dice in giro, l’umanità abbia un sacco di robe interessanti da raccontare. Ora che ho a mia disposizione addirittura un intero blogghe, mi sono detto: perché non riprendere a coltivare questa insana abitudine? L’onere della prima intervista spetta nientepopodimeno che a uno dei più promettenti musicisti Continua a purgarti >>

Artura, Agilulfa, Ermenegilda, Crocifissa e Maria Stronza (non ho voglia di cercare i nomi veri) furono le vincitrici di Pop Star nel 2001, una delle trasmissioni più loffie, diseducative e dimenticabili di tutti i templi. Ciò conferì alle suddette poveracce l’insano diritto di avere fior fior di produttoroni, visagisti, titillatori di capezzoli e ghost writer palestratissimi ai loro piedi. Allo scopo di adagiare sugli scaffali l’ennesimo compact disco del quale le tredicenni di tutto il globo sentivano fortemente il bisogno (un po’ come Continua a purgarti >>