Categoria Musica

The Big F – Is

L’alba risorge per i fessi, figuriamoci per i The Big F, pontificava Fuzz Fuzz Pascoletti, chissà se è ancora vivo e come si procaccia da vivere, dalle pagine di qualche rivista metal – tipo Psycho!, ma mi sa che era troppo presto… Continua a leggere →

Alluminogeni – Scolopendra

Italia, anni Sessanta/inizio Settanta. Un mondo nel quale gruppi di rock progressivo rischiano quasi a loro insaputa di partecipare al Festivalbar o al concerto di Capodanno dato da Tele Capodistria, e si fa la gara a chi dà alla sua… Continua a leggere →

John Hiatt – Perfectly Good Guitar

Quando nel ’93 uscì Perfectly Good Guitar il mondo parallelo delle riviste di rock moscio tipo Buscadero ne fu traumatizzato, se ne parlava come se Hiatt da agreste e morigerato cantautore emulo di Neil Young si fosse trasformato, vendendo l’anima… Continua a leggere →

Inferno – Psychic Distance

Repubblica Ceca, Ucraina, Estonia, Francia, Essex, Svezia, Augusta, Roma, Costa Rica, Illinois, perfino India. Il numero di band, generalmente metal o punk, chiamate Inferno è prevedibilmente piuttosto elevato. Gli Inferno che pubblicarono nel 1994 quest’unico e obliato disco per la Massacre… Continua a leggere →

Curve – Cuckoo

Come il mondo possa fare a meno dei Curve è per me giorno dopo giorno fonte di mistero. Dream pop, shoegazing, goth, noise, industrial rock fusi con sapienza e sfoggio di personalità, nella colpevole (semi)indifferenza dei carrozzoni indie cialtroni, con… Continua a leggere →

3 (Emerson, Berry & Palmer) – To the Power of Three

Il prog, si sa, è assai malvisto in società, non sia mai che il rock vada oltre il pezzo di quattro minuti (se ti proclami indie a certe condizioni lo puoi fare) basato su due accordi e il sagace schema… Continua a leggere →

Marsheaux – A Broken Frame

Le Marsehaux sono due greche invasate dal pop elettronico e dai Depeche. L’omaggio è totale, la devozione incondizionata, a partire dalla copertina, con il duo di spalle in solenne completo bianco a sostituire l’enigmatica e pluripremiata figura falciante col capo… Continua a leggere →

Mandragora Scream: Fairy Tales from Hell’s Caves

Tantissimi anni fa andai a un concerto dei Lacuna Coil (ma perché? boh) e il gruppo spalla erano questi Mandragora Scream dei quali non sapevo niente, e che ovviamente erano molto più interessanti di Scabbia e soci, soprattutto la cantante… Continua a leggere →

14 Songs

Paul Westerberg fece questo disco, oltre ovviamente che per guadagnare, per dipingere se stesso come un uomo semplice agli occhi della gente, un uomo che ama stare in cucina (o nel seminterrato, ora non ricordo cose dicesse di preciso nell’intervista concessa a Mucchio… Continua a leggere →

L’ululante angolo dei remix

Cominciamo leggeri con un classico di David Whittaker, Panther, rifatto da Mongo Erectus. Notevole anche l’abbinamento con l’inquietante video, pescato dal famoso Bohc’èscrittolì. Su RKO spopolano i remix orchestrali che a me generalmente lasciano freddino. Mi piace invece infliggermi ripetuti… Continua a leggere →

Mind Odyssey più disquisizione sulla pesantezza del metallo

Nella mia vita sono sempre stato diffidente nei confronti di due tipi di persone. Quelle che non ascoltano il metal e lo dileggiano spesso apertamente con aria di superiorità morale come genere inferiore (di solito ascoltano tristissimi cantautori americani recensiti… Continua a leggere →

Amarcord post-psichedelici

Catherine Wheel

Quando i dischi erano ancora invenduti nei negozi i giovani non potevano ascoltarli prima di comperarli e allora erano costretti a farlo basandosi su dettagli marginali o irrilevanti, come le copertine, gli assaggi di Videomusic o le recensioni inventate sulle riviste. La cover e il booklet di Chrome raggiungevano vette di rara armonia e inusitata perfezione: attraenti nuotatori dai muscoli prominenti e ben illuminati danzavano elettricità completamente immersi nell’azzurro dipinto di blu. Cosa desiderare di

Rush – Grace Under Pressure

Grace Under Pressure è forse l’ellepì più orecchiabile e commerciale (nel senso maicolgecsoniano del termine) dei Rush dopo Hold Your Fire, e probabilmente quello che preferisco tra gli innumerevoli sfornati dall’ineffabile terzetto canadese. Tutto quello che c’era da scrivere in proposito è stato scritto, e quindi io che ci faccio qui? Ricordo uno speciale del mitico Gianni Della Cioppa su Metal Shock in cui prendeva certosinamente in esame disco per disco, era appena uscito Counterparts, a detta di

Post obbligatorio sui vent’anni di Nevermind

Nirvana

Verso la fine del 1991 l’album più celebre dei Nirvana decise di invadere i negozi di dischi (lo ascoltai commosso circa un anno dopo). Da allora, è inutile negarlo, non è uscito più nulla che abbia avuto un impatto altrettanto significativo sulla società, sui costumi della gente e sugli andamenti della musica satanica in generale. Ok, a distanza di pochi mesi sono stati sfornati anche Out of time, Achtung baby, Ten, il Black album, Blood sugar sex magik, Use your illusion e chissà quanti

Il suo dick è più grosso del tuo

Dick Dale

Dick Dale è il surf, in olio d’oliva. Quando ha iniziato lui, gli amplificatori da cento watt arrivavano in orario. Il suo rapporto quasi incestuoso con un mammasantissima della liuteria delle dimensioni di Leo Fender assume oggi contorni leggendari, mistici, a tratti. Chitarristi garage, punk, flamenco, speed metal dovrebbero sacrificargli cantanti neomelodici, tutti i giorni. Dick non è solo un pezzo di storia del rock grosso così, ma anche un babbo premuroso, un capofamiglia stimato, un

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