Categoria Videogiochi

Fahrenheit (Indigo Prophecy)

Ripensando a Fahrenheit, l’approccio fu sconvolgente, di quelle cose che non si dimenticano in fretta. Finalmente ce l’hanno fatta, non si sa come ma hanno stivato un mondo vivo e pulsante, nonché liberamente frequentabile, dentro a un computer. Addirittura l’illusione… Continua a leggere →

Zyron

(Articolo rielaborato il nove giugno 2020 alla luce di una più approfondita conoscenza del gioco). Molte e disparate possono essere le motivazioni capaci di indurre un adolescente a barricarsi in casa per programmare: soldi, fama, successo, donne nude, improbabili foto… Continua a leggere →

Argus

Il nome probabilmente non dirà granché a molta gente, ma all’epoca Argus godette di una certa popolarità, immagino soprattutto in Giappone e nel bar che frequentavo più assiduamente, col proprietario bello robusto, contadinotto nell’animo, già ubriaco alle nove del mattino… Continua a leggere →

Top Banana (Amiga)

Top Banana nacque originariamente per Acorn Archimedes nel ’91 e fu pubblicato pure in qualche maniera, con l’aggiunta di qualche cazzabubbola, sull’indimenticato CDTV (e già qui). Top Banana era fortemente, dichiaratamente psichedelico e ultravivace, quindi non mancò di affascinarmi col… Continua a leggere →

King of Boxer

King of Boxer/Ring King/Family Boxing (qualche altro nome no?) me lo ricorderò finché campo principalmente perché era uno dei pochissimi coin-op nei quali fossi riuscito con le mie sole forze a individuare un bug, uno schema infallibile per andare avanti… Continua a leggere →

The Flintstones (Mega Drive)

Nasometricamente, il genere che andava per la maggiore su questa console SEGA era quello dei platform. Sì, ok, ci sono anche abbastanza spara e fuggi, picchiaduro ed RPG, ma alla fine Sonic con il suo successo creò lo stampino per… Continua a leggere →

Boing, il trial and error portato alle estreme conseguenze

Esistono, si sa, giochi estemamente difficili. Esistono, si sa, anche giochi estremamente frustranti. Boing (omonimo di un oscuro platform della Bubble Bus dell’86, nonché di una pletora di tentativi successivi di accaparrarsi il più banalotto dei nomi effettuati fuori tempo… Continua a leggere →

Escape from Doomworld

Cercatore nello spazio (nome tarocco dell’epoca appioppato alla versione Commodore, ma esisteva anche per Atari 8-bit) è uno dei giochini che hanno caratterizzato la mia infanzia, con i suoi effetti speciali spartani ma sufficientemente ultravivaci da imprimersi in modo indelebile nei… Continua a leggere →

L’ululante angolo dei remix

Cominciamo leggeri con un classico di David Whittaker, Panther, rifatto da Mongo Erectus. Notevole anche l’abbinamento con l’inquietante video, pescato dal famoso Bohc’èscrittolì. Su RKO spopolano i remix orchestrali che a me generalmente lasciano freddino. Mi piace invece infliggermi ripetuti… Continua a leggere →

2010 FIFA World Cup – South Africa (Xbox 360)

Le mie dita, i miei polpastrelli avvertono l’urgente bisogno di un gioco calcistico di produzione recente (recente uguale gli ultimi quindici anni), mi vedo costretto da agenti esterni a riesumare l’Xbox, tanto lo so che al quindicesimo gol preso da… Continua a leggere →

La piacente legnosità di Barry McGuigan World Championship Boxing

Gli abitanti dell’arcipelago britannico intenti a pompare a dismisura le loro star sportive e non per vendere videogiochi (o corn flakes) erano davvero amabili. Daley Thompson ce l’hanno fatto uscire dalle orecchie con i suoi ridenti baffi, e poi Gary… Continua a leggere →

Il miglior tennis delle nostre (misere) vite

Lo sponsor offre un nuovo premio Bandana Reebok bianca. Disputa un match contro Venus Williams per ottenere una nuova abilità servizio ultrapotente (certo virgola certo). Il medium videogioco ha sempre avuto col tennis (da tavolo o meno) un legame particolare, affettivo, quasi viscerale. Primo sport a essere rappresentato – forse per la relativa semplicità delle sue dinamiche – nelle angustezze bidimensionali di un oscilloscopio, quello di Higinbotham imboscato non si sa come in un laboratorio di ricerca

Gem Miner (Android)

Gem Miner

Il mondo dei videogiochi ha sempre nutrito una strana e improbabile ossessione per i minatori e, in generale, per le batcaverne sotterranee farcite di tesori incustoditi. Atavici esempi di questo sedicente filone sono titoli come Manic Miner, Miner 2049’er, China Miner, Boulder Dash, The Pit, Dig Dug, Anteater, Oil’s Well, Spelunker, Bagman, Diggers, ecc. (E relativi, eventuali, immancabili seguiti e clonazzi). Gem Miner è il parto di Psym Mobile, casa costruttrice di successi internazionali quali Abduction

Introducing Skyrim

Sono su un carro bestiame insieme ad altri disgraziati, nullafacenti poligoni. Costoro cercano subito di attaccare bottone, ma con la levetta destra del joypad mi volgo annoiato nelle altre direzioni concesse dal dio dei videogiochi e ammiro pigramente il paesaggio innevato. Le solide casette in vera merda e i loro abitanti, felici di non pagare l’ICI (ancora per poco), sembrano venirmi incontro o comunque pascolano vocianti per le strade, per dimostrare subito ai nerd di tutto il mondo la sfavillante

Il giustiziere tamarro Konami vs l’Alleanza dei pelatoni

Konami

Nel chiacchierato e centralissimo bar del mio grasso grosso paesello meridionale riuscire a mettere le mani su Dai Ressya Goutou (Iron Horse, per gli amici) era un’impresa. Orde di cassaintegrati cinquantenni barbutissimi, falsi invalidi dalle panze prominenti e dalla vista aguzza, fancazzisti da esportazione, sedicenti giocatori di biliardo, evasori fiscali e casi umani di ogni genere presidiavano in pianta stabile il cassone, inondandolo disperatamente con cicche di sigarette e piogge di gettoni d’oro da

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