C’è una quinta dimensione dove le gonadi degli acquirenti di serie tv in dividì diventano gigantesche a furia di sorbirsi menù animati ripetitivi fatti ad mentula canis. Ai confini della realtàQui può capitare di imbattersi nell’episodio ventidue (Ai confini della realtà, telefilm che furoreggiava, nel Pleistocene). Puntata in cui, spoiler, la paura del vicino di banco scende in strada, ben armata e spalmata sui volti adunchi e male illuminati in processione.

Facce serie, strafatte, inamidate. Innestate sui corpi di mostri perbene, rispettabili belve a due gambe e tre menti con il rilevatore di diversità incorporato nel cervello.

Pronto a urlare al minimo segnale, luce che si accende, automobile che prende vita o altro evento paranormale di routine, per esigere catartici momenti di giustizia spicciola fatta in casa. Per invocare processi rapidi, rapidissimi, celebrati sul chiacchiericcio generale in sottofondo. Il piccolo ricercatore alieno dal suo oblò prende nota, chirurgicamente, con distacco e professionalità.