Spoiler. I comunisti stravincono a sorpresa le elezioni del ’72 ma lo status quo è da preservare a tutti i costi, insieme all’ordine e alla pacenelmondo, maggioranza, opposizione e missitaglie concordano, USA e URSS pure, no agli eurorazzinelculopeloso e alla democrazia prontamente riesportata (se non è più cristiana), sì all’ignavia cattocomunista Colpo di Statoe al rassicurante immobilismo delle discussioni e delle polemichette quotidiane, sai, abbiamo lasciato un buco da miliardomila miliardi, ma la colpa è di quelli che hanno governato prima, ah, eravamo noi? vabbè, degli alieni allora, c’è spazio nell’universo per un sesto polo con Storace, Ferrero e Mastella candidato premier?, intanto Casini ha scoperto un nuovo, croccante forno dove le focacce sono una roba che farebbe resuscitare la DC.

La fantapolitica complottista del film (Colpo di Stato, Luciano Salce, 1969) è molto naïf e un po’ improbabile. Le imbarazzanti interviste, l’inizio spionistico WTF che non si sa dove voglia andare a parare, il cervellone contavoti che pure fa abbastanza scena, le sequenze di sesso rizzaodiens buttate dentro a calci. Lo spettro del qualunquismo è sempre ben appostato dietro l’angolo e contamina un po’ anche gli intermezzi corali da tragedia greca (che però nel complesso fanno la loro porca figura). Ma c’è del buono oltre l’ingenuità. Salce probabilmente è visto dagli eletti come un regista non abbastanza colto e raffinato per poter permettersi di satireggiare in libertà su certi temi, trollando spavaldamente gli psicodrammi di sinistra (essere kontro è più facile e nobile che governare e inzupparsi di merda gli arti) oltre all’ossessione anticomunista un tempo imperante (non che oggi).

Anche così comunque la pellicola, fisicamente usurata, oltreché osteggiata e boicottata (poi un bel giorno trasmessa, in una botta di generosità, da Canale 5 con tanto di storico simbolo biscionato in bella vista) a tratti sorprende per la sua attualissima acidità. La Rai nel panico per la vittoria comunista ricorda non poco certe minzolinate recenti. Sono irrisi soprattutto gli italiani nella loro prevedibilissima pavidità, popolo sì di santi, poeti raccomandati e maneggioni, ma soprattutto di gente che ha scolpita nel DNA l’irrefrenabile voglia di salire sul cazzo del vincitore (“Presto, mandiamo il documentario sulle maraviglie dell’Ucraina, giardino dell’URSS”).