Dylan Dog: Dead of Night non è il film più brutto che abbia mai visto soltanto perché sulla Simet (l’autobus che fa Terronia calabrese settentrionale-Stazione Tibburtina e viceversa in sei comode ore, sei ore e mezzo se l’uscita di Battipaglia è incasinata, con tradizionale fermata a Sala Consilina o a Contursi per gustare la mozzarella di bufala alla diossina allo spaccio vicino l’Autogrill e l’appagante vista sull’abusivismo edilizio locale) certamente mi avranno propinato qualche osceno paracinepanettone particolarmente nazionalpopolare del quale ora ho perso memoria. I similcinepanettoni tamarri in questione però hanno l’indubbio pregio di non essere costati venti milioni di dollari, quanto questa monnezza peraltro frutto di una lunga e travagliata gestazione.

Iniziai a leggere Dylan Dog negli anni Ottanta dal numero cinque, l’acclamato ma sopravvalutato Gli uccisori, e a collezionarlo certosinamente in vari formati, edizioni e ristampe più per inerzia da adolescente alla scoperta delle cose del mondo non ancora esplorate che per reale convinzione. Mi dissi che i fumetti andavano letti, non si può andare avanti senza di essi, altrimenti magari ci si perde qualcosa (quelli “da adulti”, ovviamente di Paperoni ed Edizioni Bianconi avevo fatto scorpacciate fin dalla culla) così per un po’ mi ci fissai, con le solite modalità ossessivocompulsive, accatastandone a casaccio in quantità. In particolare, l’horror era di moda e andava esplorato anche lui, benché fosse chiaro fin da subito che riuscire a spaventare vagamente qualcuno tramite un film o addirittura una storia a disegni fosse totalmente impossibile. Dylan Dog è tutt’altro che convincente o interessante come personaggio (benché ci siano ovviamente alcune buone storie, più quelle investigative che quelle filosofiche maggiormente ambiziose, che vogliono mandare il messaggio poetico e far riflettere sul senso della vita ma alla fine risultano generalmente penose, all’insegna come sono del buonismo più stucchevole e piagnone, “SIAMO NOI I VERI MOSDRIHIHIHI, gnè gnè”; inutile dire che le storie belle sono bonellianamente copiate di sana pianta da qualche parte). Proprio per questo i Color Fest (ho appreso di recente della loro esistenza) risultano godibili, visto che snaturano completamente il personaggio, unico modo possibile per salvare la baracca, e pisciano sopra un po’ di cliché che si porta appresso. È incredibile che ci si sia arrivati tanto tardi. Poi ovviamente magari nemmeno quelli nel complesso escono col buco, ma è già tanto. Ah, avendo sostanzialmente smesso di leggerlo quasi vent’anni fa non ho seguito tutte le evoluzioni recenti, con la Barbato, Recchioni, ecc., ma, chissà come mai, qualcosa mi dice che.

Tornando al film (ovviamente sto facendo di tutto per aggirare l’argomento, non è interessante da raccontare nemmeno come film trash, è incredibile, è il nulla assoluto, paragonarlo a una puntata malriuscita di Buffy come è stato ripetutamente fatto vuol dire offendere pesantemente la reputazione della povera Sarah Michelle Gellar che non merita tanto). Quindi, dicevo, se Sclavi e tutti gli altri si dicono apertamente offesissimi per la bruttezza epocale del film, figuriamoci come dev’essere. Poi, ok, capisco che bisogna risparmiare e i diritti di Groucho costano troppo (andare a scrocco come Bonelli facendo finta di nulla, no, eh? magari taroccando un po’ il nome e i baffi… MA POI GRISDO CI AVETE VENTI TESTONI, AVETE RISPARMIATO PURE UN SACCO NON GIRANDOLO A LONDRA, CHE CACCHIO CI AVETE FATTO CON I SOLDI?), però come si fa a fare Dylan Dog senza il suo assistente storico e con al suo posto un coso con meno carisma del Pierino interpretato da Alvaro Vitali? Ok, finora ho criticato il fumetto, ma sono pur sempre un suo fan di antica data, questa cosa proprio non si può vedere, ecchecaz. Almeno Dylan Dog scopava, faceva il tonto riflessivo paraculo però poi al momento giusto, zac, tirava fuori il bomber Vieri che era in lui, umanizzando un po’ il perfettino hipster che purtroppo era (è). Questo si fa problemi perché l’ex fidanzata è stata mangiata dai licantropi venuti dallo spazio, o qualche fesseria così (AVETE CAPITO BENE, UN INTERO FILM A DISPOSIZIONE CON UN BUDGET DI TUTTO RISPETTO E QUESTO MANCO S’ACCOPPIA, cosa che non ha senso perché l’originale tromba come Rocco Siffredi praticamente in ogni numero e visto che la scena di sesso notoriamente cinque, sei spettatori in più te li porta, regola numero tre del manuale dei film commerciali senza alcuna pretesa d’altro tipo, le basi proprio). Io boh.