Riguardo a FlashForward, chiunque venga interpellato non può far a meno di esordire con un’affermazione del genere “Sì, ok, è un pastrocchio, ma l’idea di base era azzeccatissima, geniale”. L’intera popolazione mondiale vede il suo futuro, ma nessuno pare scorgere qualcosa di normale o banale, l’opzione se ci pensate di gran lunga più probabile. Mi sarebbe piaciuto venire stupito da semplici, emozionanti racconti di ripetitiva vita vissuta tipo “Il 27 maggio 2010 mi sono visto che aggiustavo in papalina e babucce di lana il rubinetto del bagno di servizio che gocciolava” oppure “Stavo litigando con quella pazza furiosa di mia mamma perché lei voleva incivilmente mettere l’ananas sulla pizza, anziché i würstel e la crema pasticciera, come sarebbe ovvio e come anche Chef Pincopallo consiglia… ma vi rendete conto?”. Invece no, tutti vedono se stessi intenti a tradire il partner con ignoti e focosi amanti palestrati o a salvare incredibilmente il mondo dalle grinfie di malvagi esageratamente carismatici, oppure si veggono già morti o colti nell’atto supremo, brillante, policromatico del suicidio.

La realtà è che mi sono puppato FlashForward tempo fa e già non mi ricordo un cazzo, tanto questa serie era insignificante, quindi ora mi tocca un veloce ripasso. Il primo episodio riesce comunque a essere efficace nel suo eclatante catastrofismo, nonostante le facce e le vite banalmente americane che vengono rappresentate, c’è fame di sapere, il cliffhanger col tizio tenebroso che agiva nello stadio mentre tutti erano intenti a cadere come mosche riesce a catturare alla causa del più spiccio cospirazionismo. Secondo episodio, normale amministrazione nel processo di avanzamento della trama verticale, si cerca di ricostruire l’accaduto, pezzetto dopo pezzetto, com’è ovvio che sia dopo un trauma collettivo del genere, chi ha visto gli alieni, chi la maronna, terapie di gruppo e olio Cuore per cercare di superare lo stress e tornare in forma. Il volto di Joseph Fiennes, o come si chiama, si fa sempre più corrucciato, la sorte dell’intiero globo sembra gravare tutta su di lui. Cliffhanger con John Cho che viene a sapere al telefonetto da una donna misteriosa che sarà accoppato, ma questa non può trattenersi un istante di più perché ha il tacchino ripieno nel forno. Nella terza puntata Fiennes, tutto tirato e incravattato per l’occasione, dopo aver convinto i superiori dell’indispensabilità dell’evento va nelle galere tedesche a incontrare un vecchio nazi, e scopre che c’era già stato un blackout simile nel ’91 in Somalia, ma con dei corvi (boh). E già qui si comincia ad aver sentore che la trama si complicherà a casaccio percorrendo strade discutibili – l’esoterico no, ve prego – e diventando un papocchio, naturalmente gli fanno presente che il nazi sarebbe potuto essere benissimo un mitomane, ma niente, lui mantiene invariabilmente la contrattuale espressione contrita da belloccio. Quarta. Il dinamico duo per ingannare il tempo insegue un tale in un labirinto di roulotte usate e umanità, ma questo era solo uno spacciatore di poco conto che alla fine trolla Cho (ancora scosso per la chiamata di due puntate prima) facendogli perdere poco professionalmente le staffe. Bryce e Olivia intanto battibeccano in modo appassionante (yawn) riguardo a un paziente che nella sua visione si vedeva negro (?), alla fine entra in gioco la babysitter di Fiennes e consorte e racconta che nel suo flashforward veniva affogata da un tale, però sentiva di meritarselo, quindi è ok. Quinta. Il progetto Mosaico di Fiennes non convince, i senatori non se la sentono di immolare i preziosi e santissimi danari dei contribuenti, ma dai e dai, corri forca e impicca il finanziamento scatta, Mark/Joseph e compari vanno al bar a brindare ma i terroristi, sempre serissimi e con poca voglia di scherzare come da tradizione, guastano i festeggiamenti. Bacio lesbo avvistato intorno a un terzo della puntata. No, dai, non ce la faccio a farle tutte. È brutto, fidatevi. Molto brutto. E peggiora sempre di più. Fatemi capire, con tutte le serie TV che ci sono in giro proprio questa dovete guardarvi?