Inizialmente non si può non restare favorevolmente impressionati da Forever (se ve lo fate spoilerare, anche da me, è la fine). L’inventiva, messa nelle minuzie, con la quale il peculiare rapporto tra la stramba e affiatata coppia di protagonisti viene descritto. La clamorosa sagacia dei primi, spiazzanti, refrigeranti plot twist. Alla fine però l’idea che mi sono fatto è che si tratti di una sorta di megaepisodio un po’ irrisolto di Black Mirror (che devo aver probabilmente trattato in termini troppo entusiastici quando ne scrissi, mi odio quando mi faccio dettare la linea dalle masse in calore). Sì, tutti quelli che ne parlano ne dicono meraviglie, soprattutto viene incensato l’episodio stand alone con i due piccioncini agenti immobiliari che si rivedono varie volte poeticamente a distanza di tempo, ma l’amore non riesce a vincere definitivamente come nelle fiabe (pareggia, diciamo) e alla fine lei muore.

Però la continua sensazione (soprattutto dal terzo, quarto episodio in avanti) di veder sfilare davanti alle proprie sempre più perplesse pupille un parto illegittimo di Charlie Brooker un po’ spegne l’eccitazione iniziale da serie indecifrabile, pazzerella e fuori dagli schemi. Ho come la sensazione che le stimolanti premesse generate dai primi due episodi siano state poi un po’ disattese. Bello questo mondo tutto nuovo inaspettato dove il cinquantottenne intrappolato nel fisico di un diciassettenne corteggia come se nulla fosse l’amica di scuola morta decenni dopo e quindi invecchiata esteticamente. Dove i fantasmi spaventano gente, fanno cose, trascorrono il tempo libero a farsi investire dai tir tanto non gli succede niente e a svolgere le altre amene attività che il loro privilegiato status gli consente. Ma mi pare che questa parte della storia, dalle grandi potenzialità, potesse essere sfruttata di più, creando una struttura più solida, situazioni inebrianti e in grado di far viaggiare in modalità spericolate la mente. Alla fine quello che vedo è una coppia di mezza età un po’ esaurita principalmente dedita a mettere in scena sempre meno creativamente noiosi litigi e banalità di coppia varie. (Il tentativo di imparare a sciare fuori tempo massimo viene spernacchiato, ma ‘sta moralina per la quale chi non è giovanissimo deve dedicarsi solo alle bocce la trovo stucchevole).

Per carità, sono il primo a dire che l’importante è come si racconta, non quel che si (ma forse non ne sono più così sicuro). Insomma, non è che in molti momenti Forever mi abbia intrattenuto e fatto riflettere tantissimo di più che assistere alle coppie che si scannano per finta nei programmi del pomeriggio in TV. Gente in perenne crisi di nervi e che non può più essere salvata in alcun modo. Casi umani permeati di molesta eccentricità. Coppie ripiegate su se stesse che riflettono se è il caso di mollare tutto quello che hanno costruito per andare alla ricerca di boh, gli ultimi scampoli di esistenza ancora utilizzabili, lontano dal logorio della vita moderna, inseguendo altri riti, Cynar differenti, esplosioni di ripetitività ancora più insulse. Forever ha scelto purtroppo a un certo punto di concentrarsi cocciutamente sulla rappresentazione martellante di questa brutta e abusata realtà, quando invece avrebbe potuto, con più estro e mitopoiesi, farmi sognare. Sì, va bene, qui si cerca di mettere il tutto in maniera poetica, con loro che alla fine dopo il megalitigione insensato con divorzio si pigliano per mano e camminano sotto il mare (oooooh). Però. Boh. Dai. Sticazzi. Basta.