Fortapàsc è uno degli innumerevoli film italiani nei quali un cittadino, di solito un giornalista o un magistrato, insomma una persona normale come tutti noi, ma un po’ più fiera di noi, un giorno, invece di continuare a contarsi i suoi Fortapàscmiserevoli cazzi quotidiani, comincia quasi inconsapevolmente a lottare la mafia, o un’altra organizzazione criminosa equipollente più grande di lui. Le opere di questo tipo solitamente iniziano con una struggente e triste canzone, che già fa presagire il doloroso epilogo e che potrebbe benissimo essere di Vasco Rossi, per dare un’idea di modernità (sì, lo so, Vasco Rossi idea di modernità fa ridere), di qualcosa che vuole rompere gli schemi precostituiti (Blasco è un reietto e si oppone alla società borghese, ammuffita e ipocrita), o di un altro cantautore italiano, magari più antico se i fatti sono antecedenti ad Albachiara o, perché no, più impegnato.

Lo schema di questi film dagli intenti così nobili è sempre lo stesso: c’è questo giovane o semigiovane dentro o fuori, gracilino, magari un po’ impacciato ma piacente, una personcina tutto sommato allegra che amava la vita (e per questo la riprendono che si tuffa, ride, insemina, insomma è un essere umano normale, piscerebbe anche il cane se lo avesse ma la lotta alla malvagità imperante gli ruba troppo tempo). Gli sforzi per un po’ sono tutti incentrati sul rendere chiaro che costui non voleva in alcun modo essere un eroe, bensì uno qualunque. L’uomo normale non conosce le autoblù dei potenti ma si sposta su una traballante utilitaria da battaglia (Giancarlo Siani è notoriamente associato alla Mehari, la scassata spiaggina della Citroën basata sulla meccanica della 2CV).

A un certo punto però quest’uomo talmente medio da risultare irreale s’imbatte in un fatto criminoso, senza nessuno sforzo, semplicemente svolgendo il suo lavoro. Attorno a lui le persone cambiano e diventano pavide, meno amiche, sempre più stronze. Gli agenti di polizia, i colleghi giornalisti, le fidanzate (di solito l’eroe/cittadino normale coltiva una love story abbastanza burrascosa, relazione complicata si direbbe oggi, con momenti di romanticismo epici e scazzi subumani irreparabili). Tutti quelli che lo circondano appaiono all’improvviso ostili, o indifferenti, o non fanno abbastanza.

Lui, nella sua ingenuità di uomo tutto casa e doveri civili, non capisce perché venga ora improvvisamente evitato, schifato, trollato da tutti, e se ne cruccia. L’eroe solitario comincia ad ammantarsi e soprattutto ad ammalarsi di onestà, sempre di più, nonostante gli avvertimenti minacciosi che la criminalità organizzata generosamente gli elargisce, nei vicoli bui, a piene mani, per permettergli di cambiare rotta ma lui no, manco per il cazzo, e allora a un certo punto bang.