Il telefilm è ben scritto, prodotto e recitato (ho un debole per il nichilismo autodistruttivo e un po’ gigione di Lee Pace), ma c’è qualcosa che non mi torna. Alla fine ci troviamo dinanzi alla solita opera imperniata su dei cervellotici, infantili e un po’ imperscrutabili scazzi interpersonali fra degli psicotici (tra Joe, Gordon e Cameron, soprattutto): veramente pensate che queste cose, trascinate sempre più istericamente per dozzine di puntate, possano risultare così interessanti, alla lunga, per lo spettatore medio, probabilmente un povero e afflitto nerd che ha già i suoi gran problemi da risolvere e ai quali pensare nella vita di tutti i giorni? Ma poi basta con questa commistione, sempre dipinta come ingestibile, indistricabile, tra sesso/relazioni umane e lavoro, sì, ho capito, è importante, ma non sarà un po’ troppo ossessivamente abusato come tema? Resta un monumento dedicato agli appassionati di retrocomputing (pochi) e di anni Ottanta (molti di più): una serie TV costata milioni di dollari nella quale si vede un C64 ogni tre minuti, dubito accadrà mai più qualcosa di lontanamente paragonabile, che dia un tale spazio e risalto mediatico al nostro amato Biscottone. Credo vengano menzionati e forse inquadrati perfino l’Oric e il Dragon 32. Vedere avvenenti e strapagate dive di Hollywood – sì, ok, sto esagerando – impegnate ad andarsene a zonzo con un 1702 sottobraccio per interminabili sequenze è un qualcosa che non mi sarei mai aspettato di vedere in questa vita. Altro elemento è il femminismo dell’opera, le donne qui, come del resto, mi dicono, nell’ultimo Star Wars, non sono più saldamente rinchiuse in cucina, ma possono semiliberamente fuoriuscirne ogni tanto, rendendosi attive protagoniste della rivoluzione ottobittiana che ha cambiato l’universo, queste sono le cose importanti in chiave emancipazione femminile, non scrivere presidenta, ché suona pure male, o architetta. I personaggi sono sì ben caratterizzati, ma stufano lo stesso: Cameron cresce come persona umana insieme al suo grande progetto Mutiny, impara a gestire la ciurma di ciccioni disadattati e a dare ordini, capendo che il punk e l’anarchia caciarona a un certo punto non bastano più, ma resta insopportabilmente adolescenziale nel suo ostinato opporsi alla vendita di quel software tanto idealizzato, considerato quasi salvifico, ma che poi in realtà a dirla tutta.