L’Hitler troppo umano di Ganz (sagacemente opposto qualche giorno fa da Rai 3 a Vespa e all’apprendista Benny) ci mostra il piccolo dittatorucolo che si nasconde, neanche particolarmente bene, nei nostri pancreas. Hitler GanzAppena riusciamo a raggiungere o ci ritroviamo per magia in una posizione di prestigio subito zac!, ne approfittiamo per pisciare fuori dal cesso la nostra incontenibile natura nazistella e prevaricatrice.

Un automatismo talmente prevedibile e consolidato nei secoli da risultare quasi stucchevole nella sua invisibilità ai nostri stessi bulbi oculari smidollatamente foderati di sano fotteseghismo. Sarebbe stato facile dipingere Hitler con i contorni del mostro squamoso unto di bava in grado di disintegrare orribilmente bambini giudei con la sola imposizione dei tentacoli. Ma a quel punto non si sarebbe trattato che del solito, inutile cinepanettone nazi poco appassionante.

Ci incazziamo così tanto perché vediamo il supermegacriminale definitivo con baffi e cazzuola dipinto così simile a noi che è come se fosse un’insolente accusa lanciata precisamente nei nostri confronti.

Si sente la mancanza della fase pre-Untergang, quella con l’Adolf ancora atletico e pimpante, che avrebbe dovuto sbrigativamente introdurre quella specie di Grande Fratello nel bunker che il film in effetti è, enfatizzando per contrasto la rovinosa caduta nell’inferno degli ultimi attimi.

Il regazzino che abbatte comunisti a bazookate manco fosse John Rambo, e poi si converte, e la segretaria pentita sembrano tanto personaggi in cerca di collocazione, che però non troveranno. Mai.