No, ma è bellissimo che un sacco di gente strepiti perché è stato plagiato Battle Royale (a certuni puoi fargli di tutto, ma guai a toccargli i Santi Maestri Giapponesi), ignorando il mito di Teseo, un tantinello più antico e rilevante. Ma poi può esistere, al di fuori del porno, dico, un genere Young Adult? “Sì, il film forse non è granché, però considerando che stiamo parlando di uno Young Adult…”. Ma dove andremo a finire di questo passo? Comunque, stigrancazzi, a me l’idea di base attira, sarà per via della morbosità insita nella natura umana che ti spingeva a dilapidare qualche minuto di vita lurkando il Grande Fratello (solo il primo, ora non esageriamo), per capire se quel giorno Taricone si sarebbe grattato il pene da sinistra verso destra o viceversa. Una delle critiche più ricorrenti è addirittura che Hunger Games sarebbe poco splatter: abbiamo pagato il biglietto apposta, e fateceli vedere bene ‘sti regazzini mentre si maciullano vicendevolmente, mannaggia la maronna (a proposito, un po’ troppo improbabile mettere sullo stesso piano agonistico fanciulline seienni e scaricatori di porto più cresciutelli, siamo alle quote rosa babbee del fantasy). Certo, la qualità delle allegorie (ormai mi sto convincendo che, dopo Dante, qualcuno avrebbe dovuto proibirne per sempre l’uso) è comunque a livello, insensibile, di blockbuster, non si sfugge. Per non parlare di quella delle acconciature, se penso che nel futuro ci pettineremo così, beh, non so se il problema principale siano davvero le ingiustizie sociali o i poveri che muoiono di fame.

«Leggo votazioni infime a film come ” 12 ANNI SCHIAVO” E recensioni entusiastiche per questo film spazzatura. Ecco una delel ragioni per cui la cultura in Italia sta andando a rotoli» (MAX, 49 anni, da Modena). Però quel pizzico di tensione quando, dopo tante menate burocratiche e artificiosi convenevoli, i bambocci – ah, pardon, “tributi”, sono impressionato – sbarcano sul grande prato verde e cominciano ad azzannarsi come le bestie si avverte. Soprattutto, la Lawrence riempirà pure bene il personaggio, ma la sua immota e ostentata glacialità detto tra noi un po’ mi spaventa (però se la rivista Rolling Stone l’ha definita “la più talentuosa giovane attrice di tutta l’America” chi sono io per). Tutto quello che Jennifer vuole dirci, alla fin fine, un po’ come Vittorio Arrigoni, è “restiamo umani”: sì, la vita è una giungla, e magari per sopravvivere è indispensabile anche sbuzzare affettuosamente qualcuno, ma si tratta di incidenti di percorso inevitabili nella dolorosa strada che porta all’affermazione dei propri valori; mentre si squarta e si affetta a più non posso bisogna soprattutto stare attenti a non inaridirsi troppo, dentro, in attesa dell’ineludibile semilieto fine e degli altrettanto indeprecabili sequel.