Di questo film mi piacciono soprattutto le facce. Le espressioni, così vissute, contaminate e umane, che fanno i protagonisti mentre compiono azioni ordinarie (rendendole straordinarie), tipo mangiare un tramezzino al bar, o incazzarsi sbrigativamente in auto col vivavoce con qualcuna delle fonti, o boh. Mi sarebbe piaciuto avere a disposizione qualcuna di queste facce, e tirarle fuori a piacimento durante la vita reale, per impressionare i passanti, e per questo mi ero iscritto al Circo a vapore (esisterà ancora? ricordo tutte le menate sulle tecniche di respirazione orientali alle quali venivano associati benefici impareggiabili), ma dopo poco tempo hanno stabilito unilateralmente che non faceva per me, e in effetti avevano ragione. Eppure, ancora non mi rassegno, il muro mi sembrava di farlo benino, dai. Quell’esaminatore lontano con un grosso telefonino (allora innovazione irrisa da tutti e considerata inutile, la sinistra non ci prende proprio mai) poggiato sul banco e che apparentemente manco mi cacava però si vede che la pensava diversamente. Molto diversamente. Ogni anno verso agosto o settembre spulciavo i Roma C’è (tu che leggi magari non sai nemmeno cosa siano, Cristo, ma in che mondo viviamo?) alla vana ricerca di qualche corso di teatro per semipoveri. Per il resto, non ho molto da dire. È un film contro i preti pedofili e la Chiesa, quindi il mondo ha già deciso che è strabellissimo (brutto non è). E poi. Soprattutto. Narra (incredibile) vicende re-al-men-te ac-ca-du-te. Ancora stiamo qua a parlare? Ovviamente io sono il primo a dare addosso ai preti pedofili e alla Chiesa. Preti pedofili brutto. Chiesa (che continua a non pagare l’ICI nell’indifferenza generale, ma che, scherziamo) strabrutto.

La Chiesa, è inutile negarlo, ha dato tanto nei secoli al nostro mondo, alla nostra cultura, al nostro impareggiabile patrimonio artistico, ha contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo del tessuto economico e sociale e bla bla. Non si potrà mai sapere come saremmo ora senza il fondamentale contributo di tutto il nutrito e chiacchierato seguito di Gesù il Cristo Redentore Salvatore Prestidigitatore, che moltiplicava i pani. Ma soprattutto gli inconsapevoli e stupefatti pesci. Che si pigliava a male parole con i mercanti al mercato (sì, vabbè, era il tempio, sottigliezze), vincendo facile il flame, almeno nei racconti, nella realtà vai a sapere, precursore di Papa Francesco nel non capire una fava lessa di economia. Ma io, chissà come mai, sospetto che alla fine ce la saremmo cavata benone anche senza. Certo, probabilmente ci sarebbe stato qualcos’altro, qualche altra superstizione altrettanto sciocca e radicata alla quale immolare incredibilmente tempo infinito, sforzi ed energie a palate, non se ne esce. L’uomo è fatto così. Invece di pupi, spesso, diciamocelo, un po’ deformi, e maronne gli artisti avrebbe disegnato e scolpito altro. Sai che dramma. Sì, lo so che voi ammirate in maniera appassionata e incondizionata, nemmeno ammettete la possibilità che per qualcuno possa essere diverso, il coraggio del giornalismo d’inchiesta che abbaia forte e non guarda in faccia a nessuno e queste robe, intrise di moderna epicità, e sborrate nei pantaloni per ogni articolo in cui si butta là che i potenti Tizio e Caio, è evidente, hanno fatto cose bruttissime in combutta con la Spectre, Totò Riina e Topo Gigio. Forse anch’io un tempo. Ma dopo dozzine e dozzine di inchieste fantascientifiche e un po’, tanto, cazzare de L’Espresso, non so, guardo con un sopracciglio ancelottiano a questo mondo (poi per carità viva viva il Boston Globe e i nostri eroi). Se non si fosse capito, non ho niente da dire su questo film. Non importunatemi. L’ho visto. Bellino. Andava girato. Basta. Andiamo avanti.