Daniel Blake morirà, lo si intuisce fin dalle prime battute del film, e si capisce benissimo anche chi sarà ad assassinarlo. No, il maggiordomo è innocente, a premere il grilletto è ovviamente stato il neoliberismo galoppante. Sì, certo, è anche un film contro la burocrazia (e su quali siano le ideologie che facilitano l’allegro prosperare e proliferare della stessa se ne potrebbe discutere). Ma tant’è, la storia è questa, c’è un morto in terra, l’aspetto emotivo deve prevalere. Sempre. In un film figuriamoci.

Ma poi, insomma, basta prendere un po’ di dati, guardare chi ha governato prima della malvagissima Thatcher e dell’ancor più empio Blair (sì, guerra in Iraq brutto, molto brutto, ma non c’è solo quello), la finta sinistra, orrore, fare due più due e capire che il Paese è stato oggettivamente risollevato, magari ce li avessimo avuti noi quei politici invece delle nostre pippe variamente collocate: Londra non sarebbe stata forse la meta lavorativa nettamente preferita dai nostri giovini nel recente passato. Ma niente, non gliela fate. Poi, per carità, i libbbberali dell’internet sono scemi quanto i comunisti, sono il primo a dirlo, ma a quanto pare le soluzioni sensate senza paraocchi e castelli di carta ideologici sono per pochi (i liberali per esempio non capiscono che le loro arzigogolate teorie economiche e tutte le loro pippe per definire cosa è liberale e cosa non lo è sono magari moltobbelle, ma la politica effettiva, soprattutto la politica in Italia, qui & adesso, è un’altra cosa, merda impastata con lagrime impastata con sangue, principalmente). Qualche dato, da un sito autorevole, così, altrimenti uno potrebbe dire che parlo a vanvera: è vero che sotto la Thatcher (mi soffermo su quei governi perché vengono considerati l’origine di tutti i mali) la disoccupazione aumentò, fenomeno che si registrò comunque in maniera quasi analoga nello stesso periodo in altri grandi Paesi europei, ma scese parecchio, più che altrove, nel decennio successivo, e questo anche perché si erano gettate le basi per una ripresa persistente. Insomma, i pregi del governare non a vista ma tenendo d’occhio il medio-lungo periodo, cosa che in epoca di populismi sempre più starnazzanti e irrazionali diventa particolarmente complicato da fare. Soprattutto fu clamorosa la crescita del Pil pro capite anche solo fermandosi al 1990, anno in cui la Lady di ferro cessò dalla carica, crescita molto superiore praticamente a quella di qualsiasi altro Paese occidentale già sviluppato per tutti gli anni Novanta (ovviamente intervengono anche l’internet e altri fattori). “Eh, ma ancora col Pil? L’importante è il Bil, il misuratore Mio mini pony della felicità, l’importante è l’indice Gini!1!”. Infatti l’indice di Gini in posti come il Venezuela o l’Argentina della Kirchner va da dio, credo, poi però caso strano laggente devono fare la fila per (se va bene) la carta da culo. “Eh, ma ha massacrato-oh il welfare-eh!12!”. Il welfare è bello ma dev’essere sostenibile, magari avrà pure fatto troppo nell’altro senso (“massacrare” è ovviamente esagerato) ma con altri lustri o decenni di crisi, recessione e governi disastrosi forse ora non ci sarebbe proprio, un welfare. “Eh, ma…”. No, le aste un’altra volta.

Insomma, non ho certo la pretesa di spiegarvi in un post perché vi ritengo scemi (e poi le posizioni si polarizzano, e bla bla, ma tanto non voglio convertire nessuno alla ragione, troppo faticoso, figuriamoci con ‘sto caldo). Se non fosse chiaro non sono un fan della Thatcher (di Blair un po’ sì, ora come ora in UK voterei i LibDem in quanto male minore, anche se un leader che si dimette non perché il partito è sprofondato allo 0% ma per una polemichetta, con lui che scopre improvvisamente che Bibbia e diritti gay non vanno tanto d’accordo, beh). Thatcher che in varie cose, sì, magari è stata anche un po’ stronza, tipo nel mandare a morire dozzine di suoi giovani compatrioti in un’oscena e celoduristica azione di imperialismo militare fuori tempo massimo, quando si sarebbe potuta limitare a una rivendicazione formale delle sue pur non inesistenti ragioni. Così, era solo per quella sana botta di sensato realismo che ogni tanto ci vorrebbe nel cercare di interpretare gli eventi del mondo. No, eh? Vabbè.

Perché un post su un film si è trasformato in un articolo sull’economia e la politica inglese? Beh, è stato Loach a politicizzare con i suoi discorsi, un po’ come Renzi col referendum, quindi pigliatevela con lui. E poi di che si dovrebbe parlare, volendo mettere in parte in discussione il messaggio di fondo, che è ovviamente l’aspetto al quale l’autore tiene di più? Ah, le tecniche utilizzate per rendere il film a misura d’uomo, la macchina da presa che si fa occhio umano, l’uso parsimonioso dei primi piani, gli attori che vengono ripresi solo quando iniziano a parlare, per rendere più verosimile il tutto, e bla bla. Tutta questa attenzione all’aspetto umano, questa circospezione, oserei dire questa umilté, si traduce in un’opera dai toni piacevolmente poco spettacolari e dimessi, insomma probabilmente uno dei migliori film per la televisione mai girati. Come dite? Ha vinto la Palma d’oro a Cannes? Oops.

Altri temi: la speranza, i disgraziati sono solidali e uniti tra loro. Va bene, la scena che inneggia al multiculturalismo con l’asiatico fissato con la Premier League in collegamento speciale mi è parsa fiacca e un po’ forzata, così come quella di lei che, nell’equivalente della nostra Caritas, per mostrare cieca e assoluta disperazione apre di nascosto un barattolo di pelati, o quello che erano, rischiando di tagliarsi, allo scopo di lenire la fame (ma agguanta una brioscina o un panino e via, il troppo stroppia). L’imbranataggine degli anziani di fronte all’informatizzazione imperante. Ok, non dico che non sia un problema e che non meriti di essere discusso e affrontato, certo qui la questione viene rappresentata proprio come nelle barzellette in cui si gira il monitor per farlo vedere alla stampante. Dopotutto Daniel ha cinquantanove anni, non novantasette, e l’Inghilterra è stato un Paese pioniere per quanto riguarda la rivoluzione informatica, i regazzini sono stati tirati su con gli home computer BBC nelle scuole. Daniel probabilmente quel treno l’ha perso di poco, ma certo era tutto un altro ambiente rispetto all’Italia per queste cose e di anni da allora ne sono passati parecchi. Se non si informatizzano i sistemi non va bene, se lo si fa “eh, ma il vecchino fuori dal mondo che intaglia il legno e non ne vuole sapere dei conpiuter…”. Poi la cosa del “non sono un cane, sono un uomo”, diomio la freschezza e la fantasia, manco mi’ nonna (Loach dev’essere della sinistra antivegana vecchio stampo, quella che in Italia si bea delle salcicciate alle feste dell’Unità e che ancora non si inteneriva per i picci, niente upgrade gentista a “GLIANIMALISONOMEGLIODELLEPERZONELEPERZONESONOTUTTEFALZE”). La scena principale del film comunque non è male, soprattutto per l’incredibile recitazione dell’arzillo ometto che trolla la polizia e sbraita contro i Tories. Anche qui scatta la distinzione manichea fatta con l’accetta tra buoni sempre e comunque buoni e stronzi in servizio permanente effettivo, distinzione che mi va bene se sei Kafka, sennò…