Tutto quello che posso dire su questo film è che mi piace il pulito accostamento cromatico grigio, bianco, azzurro luminoso della città, quando la gente è riunita in piazza ad ascoltare religiosamente le cazzate, mi infonde fiducia in un futuro migliore, o almeno in un’AMA più efficiente. Anche la sigla finale con tutti i bozzetti è notevole. Un po’ meno il protagonista, abbastanza insignificante anche come perdente, esteticamente e carismaticamente penalizzato dal suo infelice capoccione. Per il resto mi pare che il filone dei supereroi, o quello che sono, dal volto umano pieni di problemi stia un po’ diventando la normalità, dove sono i bei supercafoni ignoranti dopati di un tempo, che sfasciavano tutto senza tanti cazzi, traumatizzando Dario Fo e facendo inorridire un imberbe Umberto Eco che si chiedeva che bisogno avesse la società di tutto ciò, Umbe’, ti svelo un segreto, le cose delle quali abbiamo stretta necessità sono pochissime, saremmo sopravvissuti benone anche senza Il nome della rosa, che tra l’altro non è fosse tanto meno commerciale. Ho notato un abuso di pezzi hard rock iperpopolari (AC/DC, Guns… gli autori avevano previsto l’ingresso di Axl al posto di Brian Johnson!1!): mi pare una scelta emblematica della ricerca di facili consensi senza sbattersi troppo che caratterizza l’intera opera, che insegue quella specie di rassicurante finta trasgressività (rispetto ai canoni) che piace ora al pubblico, e che porta quindi alla fine a non dire nulla di nuovo o di significativo.

 Insomma, se vai in giro nelle strade, sicuramente il parere unanime sarà “Aaaaaah sììììì me lo ricordo Megamaiiiiind, capolavorone, non capisci, il cattivo pasticcione tenerone, chi se lo sarebbe mai aspettato, l’umorismo surreale, il cicciocameraman che diventa cattivo, il Superman riflessivo che prende la sua strada, una scelta di vita che manco Eriksson al Benfica…”. Purtroppo il sottotesto e l’insegnamento finale il destino ce lo costruiamo da soli sono abbastanza banalotti sì, caro il mio recensore di OndaCinema (che pure generalmente apprezzo). Capiamoci, Megamind nel complesso non è così male, anzi, probabilmente sta sopra la media del genere, tuttavia resto convinto che i film d’animazione non vadano trattati come dei poveri svantaggiati, per cui il presunto sbattimento nella realizzazione tecnica, la buffezza dei disegni, ecc. debbano rendere più indulgenti sul resto (alla fine il pensiero non dichiarato ma intuibile più diffuso in merito mi pare essere questo, è un film per piccini, indipercui).