Nannimoretti mi sta umanamente sul culo e se potessi decreterei forse la sua fine. Avendo comunque gusti disgustosamente radical chic [1] trovo che dopotutto facciadica anche robe interessanti o comunque offra decenti spunti di discussione, come nell’intervista a Repubblica che verrà fatta a fette tra poco.

[1] Ebbene sì, da primate mediamente evoluto ritengo che per esempio la famosa “analisi introspettiva dei personaggi” sia importante. E magari 8O l’errore potrebbe risiedere non solo, Cinema abbandonato
Philld – The ghost cinema
com’è ovvio, nella spocchia dello spocchioso. Ma anche in chi, superficialmente convinto di aver subito capito tutto di ciò che disprezza e irride, nemmeno si sforza a provare qualcosa di diverso e a cogliere certe 8Osfumature“.

“Le persone sono disposte a spendere qualsiasi cifra per mangiare in un ristorante dove devono urlare per farsi sentire. O per una partita che forse finirà zero a zero”.

Mangiare è bello, innegabile. E urlare anche. Si tratta dopotutto di due fra gli impulsi primari dell’individuo. Ma anche a me è sempre sembrato poco logico tutto ciò. A dirla tutta, non capisco nemmeno perché al bar le bottigliette d’acqua da mezzo litro costino più dei frullati allo sperma purissimo di Johnny Depp. O perché un croissant ammuffito del ’56 valga dieci volte tanto quanto quello uguale uguale che sta nelle confezioni da sei al supermercato, ma tant’è.

A un’analisi razionale, “quantitativa” e nemmeno tanto complessa, il cinema è più economo degli altri chiamiamoli divertimenti. Eppure per qualche motivo appare caro. Si avverte forse una certa mancanza di offerte speciali che attirino le genti come mosche su Obama. In questi duri momenti nei quali 7,50 euri moltiplicati per un elevato numero di componenti della famigghia possono tornare comodi.

E comunque se determinati film non vengono nemmeno distribuiti, o restano in qualche chiacchierata saletta in culo a Plutone per pochi nanosecondi, l’atto di “andare al cinema” finisce per foraggiare quello che più o meno hanno già deciso di farti vedere. Che poi spesso può essere anche estremamente valido e superiore al film serbomarziano con sottotitoli in dipietrese. Ci mancherebbe.

“Per non parlare dell’abitudine orrenda di scaricare illegalmente da Internet”.

Vero, molti screener sono inguardabili. E comunque il sacro rito del cinema resta qualcosa di troppo diverso e superiore, inarrivabile anche per le tivù al plasma più controfalliche e surroundizzate. Dovrebbero esistere delle cineteche più capaci nelle quali studenti, precari che muoiono alla terza settimana, intraprendenti casalinghe e mammiferi di varia entità possano ampliare gratuitamente e democraticamente le proprie enormi lacune. E la RAI dovrebbe fare veramente servizio pubblico. Quindi film senza spot, non obbligatoriamente sempre gli stessi di Totò o peplum del Mesozoico, non per forza alle tre di notte.

Ma soprattutto sopprimere Ghezzi, o almeno regalargli un videocitofono nuovo.

Lo “scaricamento” (a volte di materiale davvero introvabile, o comunque difficile da fruire nel modo ideale) in realtà è banale condivisione della conoscenza. Un po’ quello che si fa riportando notizie di agenzia per discuterle o declamando l’Infinito di Leopardi in luogo pubblico (sempre che sia ancora possibile farlo senza che la SIAE del cazzo pretenda qualche obolo). Gli esempi tipo “se il pane costa troppo che fai lo rubi?” sono francamente patetici e indice del più becero moralismo da quattro soldi.

Il cinema, comunque venga fruito, è cultura, arte, cibo per il cervello. Qualcosa di necessario alla crescita dell’individuo, come i libri e la musica. Senza un percorso adeguato, fatto anche di tante pellicole digerite, il bipede probabilmente non sentirà nemmeno l’esigenza di andarsi a cercare la saletta con l’ultimo, imperdibile capolavoro del cinema uzbeko, come vuole Moretti. O non avrà gli strumenti per decifrarlo.

Chi si ostina come un mulo a paragonare il downloading al furto rivela un’ottusità e un’antichità di fondo, nonché una certa ignoranza (se rubi una macchina il proprietario non potrà più disporne; se scarichi un film, Di Caprio potrà continuare a vederselo in santa pace a livelli qualitativi molto migliori; e nel caso sia valido, alimenterai gli acquisti e gli farai pubblicità nel modo più efficace, cioè il passaparola; a essere contrarie alla diffusione di solito sono le major malvagie, non le etichette indipendenti straripanti di idee e creatività, che anzi). “IGNORANCE IS STRENGTH” (1984).

“Non mi piace quel modo di vivere lì! Non mi piace che uno stia con il culo appiccicato alla sedia e con la sedia appiccicata al computer. Mi piace più il mio, di modo di vivere. E vedere i film in un cinema, in mezzo agli altri”.

Quali altri? Quelli che urlano, ruttano, barriscono, scorreggiano e chiedono la spiegazione delle battute o scambiano Dolls di Kitano per San Valentino di sangue 3D? Il cinema come esperienza allucinogena collettiva, gran cosa, vero, ma mi pare un po’ rincorrere un’utopia…

“E basta con il luogo comune di premettere sempre: “io non do giudizi”. Io sì, li do”.

Su ciò non potrei essere più d’accordo :asd: . Mi sembra del tutto ipocrita o incredibile il contrario (questo, in generale, non vuol dire mancanza di discrezione in ogni frangente o aggredire istericamente in continuazione tutto e tutti, per sembrare veri, come alcuni credono). Vivere senza emanare giudizi è un po’ come mangiare senza sale, pepe, zucchero, ketchup, maionese.

“Tra poco i cinema chiuderanno tutti”.

Ahimè, inevitabile, più o meno come le tasse, la morte e i programmi della De Filippi…

“Io, da quando fondai la Sacher con Angelo Barbagallo, ho escluso la possibilità di farmi finanziare i film dal gruppo Berlusconi. Ho cercato di essere coerente. Una cosa imparata da mio padre, che era liberale”.

Bravo, anche se credo che ormai sia diventata una scelta, come dire?, obbligata :asd: .