Ci sono due modi per valutare questi film, prendendoli come divertenti e colorati cartoni pieni di euforia giovanilistica e situazioni pseudoparadossali, beh, in questo caso non si può che dirne bene, la professionalità oltretutto è sgargiante e manifesta. Anche se il seguito ricorda un po’ il secondo capitolo di un qualsiasi videogioco di successo, più vasto, più ricco, più variopinto e spettacolare del suo predecessore, ma generalmente meno fresco e molto more of the same. Poi si può guardare al messaggio in essi contenuto, e qui ovviamente l’entusiasmo cala un po’, lasciateci mangiare in pace ogni tanto del sano junk food senza farci la morale, questa cosa è insopportabile, la gente che ti sta a sindacare mentre cerchi disperatamente di deglutire. Il seguito poi è apertamente sul vegano antispecista antimultinazionalista idealista andante, va bene, ma un po’ telefonato, l’andamento strambo e imprevedibile del primo è andato perso, qui chi sia il cattivo è chiaro da subito, ruoli troppo definiti, scrittura poco soprendente, personaggi iperappiattiti, citazioni troppo esplicite, tutto sui binari.

Vabbè, il primo prende di mira anche il sindaco (sempre più panzone fino a livelli indecorosi, è tutto un magna manga, aaaah, ‘sti politici) e il secondo i guru esaltati e tutta l’atmosfera di autoconvincimento malato e americano che si crea, Steve Jobs incontra Amway e Scientology, con un pizzico di Calderoli. Piovono polpette 2 dà il suo meglio, oltre che nel delirio della realizzazione della fauna e in qualche tocco visivamente psichedelico, tipo il balletto smutandato tra il prof e Flint, nei ridondanti titoli di coda, stilisticamente inappuntabili. Forse un po’ di creatività avrebbero potuto tenerla per il film vero e proprio. A me piace l’idea molto poldosbaffinesca delle cibarie che cadono dall’alto vivacizzando un’economia isolana ormai stagnante e tutta ripiegata sulle sardine che non interessano più a nessuno, avrei continuato a battere su quel tasto sviluppando quel tipo di suggestioni, anche se c’è l’handicap di fondo del protagonista totalmente insipido e del rapporto padre-figlio che assale lo scroto fin dal primo istante (io avrei dato spazio all’esuberante verve mitomane del poliziotto, decisamente l’amico del cuore meglio riuscito). Una cosa è certa, all’ottocentesimo cartone animato che infila dentro dialetti e parlate regionali nostrane un po’ a casaccio per fare il simpa, come dire. C’è James Caan in persona e me lo doppi? Ma siamo pazzi?