Fin dal primo istante in cui compaiono gli aborigeni riescono a stare pesantemente sul cazzo, con la loro noiosa cultura fatta sostanzialmente di ozio, le loro imbarazzanti superstizioni e le loro ottuse tradizioni ignoranti. Staranno anche lì da quarantamila anni (non è vero, un essere umano al massimo di anni ne campa cento, centodieci), però il mondo si evolve, progredisce, vivaddio, va avanti. (Se anche uno dei capi aborigeni resta affascinato dall’aereo e batte i piedini per farselo recapitare vuol dire che non abbiamo sbagliato proprio tutto, che non è tutto orribile, o no? L’ascensore ogni tanto si inceppa, sì, ma vi voglio vedere a portare la macchina del gas all’ottavo piano senza farne uso, com’è successo a me durante un trasloco). Se non riescono a comunicarci, co’ ‘sto mondo – di grande effetto, bisogna ammetterlo, il momento in cui viene tirato fuori il tizio stravecchio che si credeva muto, ma in realtà parla una lingua ormai nota solo a lui – sarà magari anche, in parte, un limite loro.

Intendiamoci, non sono un mostro (o forse sì, ma non è questo il punto). Gli aborigeni hanno subito tante atroci ingiustizie. Sono stati massacrati, ammazzati, mutilati, bistrattati, ingannati, avvelenati troppe volte dall’uomo bianco nei modi più cinici e fantasiosi, anche in tempi inquietantemente recenti. Però ora l’uomo bianco, faticosamente, forse ha preso abbastanza coscienza (l’omino con la ruspa, salviniano prima di Salvini, magari un po’ meno, ma già il magnate della multinazionale è dipinto molto meno stronzo di come uno, banalmente, si aspetterebbe, per non parlare del giudice, mentalmente aperto nel soppesare tutte le testimonianze, scrupolosissimo nel suo esaminare financo gli inutili e sciocchi idoli dimenticati – giustamente – nella terra da secoli, assecondando leggende e farneticazioni, ultradotato ai confini con la sbruffoneria nel suo sciorinare sentenze del Paleolitico).

Ma poi Herzog che nei suoi film maltratta vigliaccamente gli animali – le formiche cosa sono? – mi viene a fare la morale, la vera civiltà appartiene all’aborigeno (seeeee), l’aborigeno è felice perché in armonia con la natura e i suoi segreti più intimi, il colonizzatore no, è triste, rozzo interiormente e poco consapevole, l’accumulo di ricchezze è il male, e le altre scemenze sottintese. (Il film è comunque un capolavoro curato nei minimi dettagli, non così ideologicamente soffocante nello svolgimento). Aborigeno. Ma io e te.