Sacro GRA l’ho visto nell’ambito di una rassegna tematica di film su Roma, quelle iniziative de sinistra per sgrezzare il proletariato, con tanto di (sembra incredibile) dibbbattito finale, proprio come una volta. Altro film proiettato, il sublime Roma di Fellini, e Sacro GRA (sembra brutto dirlo) soffre un po’ il confronto ravvicinato. Certo, si potrà dire che quello non era un documentario, ma la differenza mi pare sottile, anche perché alla fine risulta inevitabilmente felliniano anche il film di Rosi. Intanto Roma è più romano, Sacro GRA sarebbe potuto essere ambientato anche da qualche altra parte – raccordi e tangenziali ce li hanno pure altre grandi città – e non se ne sarebbe accorto nessuno. Non che sia necessariamente un male, anzi, vedendolo è quasi una liberazione non dover sorbirsi per l’ennesima volta tutta la serie di luoghi comuni, le solite macchiette e il cabaret alla Verdone. Rosi anticipa originalmente di qualche anno le ossessioni sull’olio di palma e tutti i discorsi sulle periferie abbandonate, il ceto medio trascurato e bla bla che hanno spinto le genti del mondo a eleggere Trump e una che pensa che i suoi avversari vadano in giro ad abbandonare elettrodomestici per screditarla. Rispetto ai documentari degli scorsi mesi di Sky & C. su Tor Bella Monaca, o dov’erano, la questione del conflitto latente ed esplosivo con gli extracomunitari è un po’ trascurata, ed è facile immaginare il perché.

Sacro GRA mi è piaciuto, anche parecchio, con le sue suggestive inquadrature e i suoi personaggi strampalati, ma si ha sempre la sensazione della ricerca del facile consenso da parte di un certo tipo di pubblico. Pare che Rosi a ogni scena voglia sentir esclamare “Oooooh, ma quanta umanità in questa situazione del vecchio emarginato stivato in una stanza con la figlia, guarda quanto sono segregati questi poveretti, non hanno nessun altro al mondo!”; “Eeeeeh, guarda com’è ossessionato questo tizio, e quest’altro è ancora più ossessionato… No, aspetta, il più matto è questo qui. Che livelli di alienazione che ha raggiunto la nostra società moderna, signora mia…”; “Uuuuuh, ma che carino il tipo dell’ambulanza che si preoccupa per la vecchina, fossero tutti così premurosi, meno male che ancora c’è gente così, ma chi l’avrebbe detto”, ecc. E quindi sentirsi tanto umano e buono di riflesso con poco sforzo (‘nzomma, due anni di lavorazione) anche lui.